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Limited edition

Le 7.30 di mattina. Sto davanti allo specchio, e sempre in ritardo, completo le operazioni di make up. Tra le mani mi capita una stupenda matita verde di kiko,  di un verde così intenso e brillante da essere ovviamente limited edition. Ormai introvabile. Cioè, potrai trovare qualcosa che vagamente le somigli, un colore che  si accosti ma non sarà mai uguale. Allora mi ritrovo a pensare che, chissà perché, tutte le cose belle della vita sono limited edition.

Il primo bacio, il batticuore e le emozioni dell’unico vero amore, le farfalle nello stomaco dei primi appuntamenti, i tramonti di settembre sulla tua spiaggia e sui tuoi sassi, le risate a crepapelle con tuo fratello e con i tuoi adorati cugini, i campi scout, le serate sul letto della tua coinquilina a raccontarsi gioie e dolori, le vasche sulla piazza, le passeggiate del sabato pomeriggio dopo la “riunione”, le notti in guardia medica con la tua amica di avventure e follie e i giorni nella sua casa a mare, quella indimenticabile “vacanza” in Romagna.

Sono limited edition anche quelle cose che non avresti mai pensato di rimpiangere un giorno, le liti con tua madre davanti a un camerino per una gonna troppo stretta o un golfino troppo nero, per quella differenza di gusti metafora ed espressione di un conflitto perenne. L’avresti strozzata e ora invece, quando, mentre ti aggiri tra scaffali e appendini, vedi le ragazzine accompagnate dai genitori vorresi essere al posto loro, tu che ora potresti comprarti anche un giubbino leopardato senza che nessuno te lo possa vietare.

Sono limite edition gli attimi di felicità che viviamo senza renderci conto dell’inestimabile  valore che hanno, che lasciamo passare distrattamente, senza essere capaci di congelarli in un angolo del nostro cuore e scongelarli nel microonde dei pensieri felici, quando la fame di affetto ci assale.

Quando vorresti che tutti i momenti ad edizione limitata tornassero ancora e si cristallizzassero lasciandoti sospesa a fluttuare nella dimensione dei 15, dei 18, dei 20 anni.

Intanto si è fatto tardi, la matita ha delineato il suo tratto deciso sulla mia palpebra un po’ stanca, ridando luce col suo verde intenso a un verde assonnato. Manca poco perché finisca, la userò con parsimonia e attenzione,  trattandola come si fa con le cose belle e mai scontate, ricordando che la vita stessa è limited edition.

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cieli grigi

Secondo giorno di primavera, e dopo una giornata che prometteva un’estate anticipata, oggi il cielo è di nuovo grigio. Il che mi dà la possibilità di pensare ad altri cieli grigi, ai tormenti interiori e alle ansie e all’insonnia di questi giorni.
In fondo ogni scelta porta con sé, ineluttabilmente, una indissolubile componente formata dalla rinuncia. Alla fine scegliere è anche decidere a cosa si vuole rinunciare, cosa si ha più paura di perdere o di non trovare mai.
Se ciò che spaventa di più sono le chiusure mentali o le chiusure di un cielo grigio.
Bisogna anche capire se la voglia di cambiamento o di nuovi stimoli è sana o è solo l’epifenomeno di un’instabilità psichica, dell’incapacità a costruire legami, mettere radici, o detto alla calabrese “stare para” in un posto solo. Di quell’eterno tormento interiore che ti fa sentire sempre e comunque, la mancanza di qualcosa, e il trovarsi sempre in una strada sbagliata.
Alcune vite sembrano muoversi come sui binari di un tram, i cui fili sono mossi da un disegno preordinato: il lavoro, la famiglia, i figli, tutto perfettamente incastrato e combaciante. Passano attraverso le strade della loro esistenza e sostano nelle fermate “regolari”.
A me è sempre sembrato invece, che la mia vita si muovesse sempre su binari alternativi, forse dismessi, girando in maniera afinalistica senza riuscire ad approdare mai a nessuna fermata.
Si dice che la vita risponda ai messaggi che inconsciamente lanciamo e forse, fino ad ora, l’unico messaggio che ho mandato è stata questa mia folle paura del definitivo, del “per sempre”
Ma poi non posso neanche fare a meno di chiedermi se sono io quella sbagliata o chi invece si trascina le sue insoddisfazioni in una vita fatta di rapporti logorati e senza amore, nelle frustrazioni lavorative, nei conflitti irrisolti, facendo finta di non vedere per la paura di affrontare il cambiamento, perché forse a volte, cambiare è più doloroso e difficile che restare nella propria “zona di comfort”, chè magari è meglio tenersi un disagio conosciuto, un dolore con cui siamo abituati a familiarizzare, che andare incontro all’incognita del nuovo.
Magari quella “sana” sono io e i pazzi sono gli altri…chissà….mi piacerebbe tanto saperlo!!!

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8 marzo introspettivo

In questa giornata in cui si festeggiano la forza, il coraggio e tante altre belle qualità delle donne io mi dedico un momento di autocritica e di outing catartico.

Ho smesso da tempo di avercela con gli uomini, anzi penso adesso che se la passino peggio di noi, ho smesso di pensare che siano tutti stronzi e inaffidabili solo perché sono queste le persone che, fino ad ora, ho attirato nella mia vita.

Credo ancora nell’amore, nonostante tutto, come forse non ci ho creduto mai.

Nonostante l’immagine che rimanda questa piattaforna sociale sono introversa e un po’ asociale. Allontano involontariamente gli altri e lo so. Ho eretto intorno a me un solidissimo muro di difesa. Le persone “normali” vanno a sbatterci contro e, comprensibilmente, si arrendono. I narcisisti vedono in questo muro una sfida e tentano di abbatterlo con strumenti sottilissimi e sovente ci riescono, con le conseguenze devastanti che porta un narcisista nella vita di una donna fragile. Muri ancora piú alti e piú spessi. É un circolo vizioso che non so se si spezzerà mai.

Ammetterlo e prenderne consapevolezza: é anche questo un atto di coraggio.

“La paura di voi é piú forte della paura della mia solitudine” (Psycho, Samuele Bersani)

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Largo alle AILF

quarantenni01G

Tempo fa postai sul mio profilo una foto “in tiro” davanti allo specchio, un selfie in perfetto stile bimbaminchia. Ma, non avendo più l’età per essere una bimbaminchia, aggiunsi a questo autoritratto la didascalia “milfminchia”. Qualche amico precisino obiettò che, non essendo una mother, tecnicamente non rientravo neanche nella categoria milf.
E niente, mi trovavo di nuovo nella terra di nessuno, senza neanche un’etichetta con cui autodefinirmi, come quelle cose che non sai dove mettere e finiscono nell’indifferenziata.
Qualche tempo dopo sono stata a trovare mio nipote e ho quindi pensato di coniare un acronimo che identificasse me e tante mie amiche :AILF.
Dove la M di mother è sostituita dalla A di auntie (zietta).
Le zie single che tengono botta, insomma!
In fondo, sono sempre più le donne che gravitano intorno ai “40” che sono single nonostante non siano da buttare via, hanno una vita intensa ed impegnata, e quasi sempre hanno dei nipoti.
Non hanno niente a che vedere con l’idea di “zia” a cui rimanda l’immaginario collettivo o che lo stesso nome evoca, spesso sono zie pasticcione o sgangherate capaci di fare più danni degli stessi nipotini che maldesteamente si trovano ad accudire.
Ormai lontane dall’udire il tic tac dell’orologio biologico, che hanno chiuso in qualche cassetto per non sentirne il rumore, portano fiori sulla tomba del loro istinto materno passato a miglior vita da tempo.
Sono convinte che un nipote sia la fusione perfetta tra il mantenimento delle proprie abitudini e il divertirsi a spupazzare un marmocchio. Marmocchio che all’occorrenza viene restituito ai legittimi proprietari.
Sono zie diseducative, fondamentalmente, già solo per il fatto di essere arrivate a diventare AILF dopo averne combinate di tutti i colori!
Eterne Peter Pan che non riescono a immaginare una vita senza uscite, concerti, cinema, palestra, hanno 40 anni ma sovente ne dimostrano dieci in meno esteriormente, e almeno venti in meno mentalmente.
Da loro le nipotine non impareranno l’uncinetto ma il valore di una borsa e di un paio di scarpe, la differenza tra un kajal e un kohl, l’importanza fondamentale della piastra e la diffidenza nei confronti dei maschietti.
I nipotini subiranno la gelosia tutta femminile delle AILF che si sommerà a quella materna, e, le aspiranti amichette, a loro volta nipoti di altre AILF, saranno vittime di durissime selezioni.
Quando cresceranno, e diventeranno dei piccoli rubacuori, le zie non riusciranno a trattenere un moto d’orgoglio e un sussulto di soddisfazione, dimenticando d’un tratto la loro vita passata a contare i danni degli innumerevoli furti cardiaci subiti.
Insomma una zia è sempre una presenza bellissima e importante nella vita di un bambino, pensa poi se è pure una zia figa!
Quindi…scansete MILF e largo alle AILF 🙂