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cieli grigi

Secondo giorno di primavera, e dopo una giornata che prometteva un’estate anticipata, oggi il cielo è di nuovo grigio. Il che mi dà la possibilità di pensare ad altri cieli grigi, ai tormenti interiori e alle ansie e all’insonnia di questi giorni.
In fondo ogni scelta porta con sé, ineluttabilmente, una indissolubile componente formata dalla rinuncia. Alla fine scegliere è anche decidere a cosa si vuole rinunciare, cosa si ha più paura di perdere o di non trovare mai.
Se ciò che spaventa di più sono le chiusure mentali o le chiusure di un cielo grigio.
Bisogna anche capire se la voglia di cambiamento o di nuovi stimoli è sana o è solo l’epifenomeno di un’instabilità psichica, dell’incapacità a costruire legami, mettere radici, o detto alla calabrese “stare para” in un posto solo. Di quell’eterno tormento interiore che ti fa sentire sempre e comunque, la mancanza di qualcosa, e il trovarsi sempre in una strada sbagliata.
Alcune vite sembrano muoversi come sui binari di un tram, i cui fili sono mossi da un disegno preordinato: il lavoro, la famiglia, i figli, tutto perfettamente incastrato e combaciante. Passano attraverso le strade della loro esistenza e sostano nelle fermate “regolari”.
A me è sempre sembrato invece, che la mia vita si muovesse sempre su binari alternativi, forse dismessi, girando in maniera afinalistica senza riuscire ad approdare mai a nessuna fermata.
Si dice che la vita risponda ai messaggi che inconsciamente lanciamo e forse, fino ad ora, l’unico messaggio che ho mandato è stata questa mia folle paura del definitivo, del “per sempre”
Ma poi non posso neanche fare a meno di chiedermi se sono io quella sbagliata o chi invece si trascina le sue insoddisfazioni in una vita fatta di rapporti logorati e senza amore, nelle frustrazioni lavorative, nei conflitti irrisolti, facendo finta di non vedere per la paura di affrontare il cambiamento, perché forse a volte, cambiare è più doloroso e difficile che restare nella propria “zona di comfort”, chè magari è meglio tenersi un disagio conosciuto, un dolore con cui siamo abituati a familiarizzare, che andare incontro all’incognita del nuovo.
Magari quella “sana” sono io e i pazzi sono gli altri…chissà….mi piacerebbe tanto saperlo!!!

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