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Che confusione

Io saró retrò, antiquata, fermamente radicata nella palude dei sentimenti veri, ma questo pasticciaccio, questo minestrone e questa confusione tra  amicizia, sesso, affetto, proprio non la capisco. Questo entrare e uscire dalle vite e dai letti degli altri come se si uscisse dalla cassa di un supermercato, con una superficialità nel calpestare le emozioni altrui che ha dell’inquietante. L’incapacità di leggere lo sguardo di chi ti sta di fronte è un chiaro sintomo dell’analfabetismo emozionale ed affettivo che contraddistingue le modalità relazionali di questo momento storico. La mancanza di empatia, la leggerezza, il “mordi e fuggi”, come se la persona che si ha davanti fosse un take-away, e non un insieme di emozioni, di sogni, di paure, di sentimenti, é diventata la normalità. Una normalità che stento ad accettare. 

No, proprio non ce la faccio a capirlo, e preferisco restare impantanata nella ristrettezza delle mie vedute e nella sofferenza che genera il metterci sempre il cuore, che invece galleggiare, senza nessun appiglio concreto, nelle acque agitate e confuse dei surrogati di una relazione sana.

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