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Avrò cura di te

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“Avro’ cura di te” è la promessa bellissima racchiusa in un abbraccio perenne che ha fatto de “La cura” di Battiato una delle più belle canzoni d’amore mai scritte. Con la sua musica e le sue parole ci si perde fluttuando nel sogno di un amore che sia protezione, sostegno, vicinanza, e nel desiderio di sentirsi un “essere speciale”. Perché tutti siamo esseri speciali, perché tutti meritiamo qualcuno che sappia leggere nelle nostre contraddizioni, che sappia maneggiare con cura la nostra anima, e che voglia starci vicino per quello che siamo, perfettamente imperfetti. “Avrò cura di te” è anche il titolo del romanzo scritto a quattro mani da Massimo Gramellini e Chiara Gamberale, un libro che si legge tutto d’un fiato e che ha lo stesso impatto emotivo e la stessa carica taumaturgica di una seduta di psicanalisi. E’ chiaro, magari non a tutti fa lo stesso effetto. Ma la meraviglia di un libro è proprio riuscire a scorgere tra le sue righe ogni volta una nuova parte di noi, ancora sconosciuta. Credo che i libri siano un po’ come i gatti, sono loro che ti vengono a cercare. Mentre girovagavo tra gli scaffali della Feltrinelli, alla ricerca di qualcosa che mi trasmettesse emozioni, speranza e positività, tra il solito Osho e i triti e ritriti manuali di sopravvivenza alle delusioni d’amore (ancora? ormai dovrei iniziare a scriverne uno io), proprio alla fine mi sono imbattuta in questa copertina dal delizioso design su cui campeggiavano i nomi dei due autori, che avevo già avuto il piacere di leggere. Incuriosita, ho dato una sbirciatina e ho deciso che tra tutti quelli sfogliati distrattamente avrei acquistato proprio questo. E l’istinto mi ha dato ragione, o forse era proprio il libro che aveva scelto me. Ho iniziato a leggerlo appena sono salita sull’aereo e già dalle prime pagine le lacrime hanno cominciato a scendere da sole, come quando ciò che leggi pare scritto per te, come se i moniti, i consigli, le tiratine d’orecchio che l’angelo Filèmone elargisce con dolcezza, in uno scambio epistolare con sua “custodita” Giò, trentaseienne in crisi per il fallimento della sua vita sentimentale, fossero un po’ rivolti anche a me. Da una parte Giò, narcisista, teatrale, vittimista, pessimista, che ama crogiolarsi nella sua disperazione e nel suo destino crudele, con le sue inquietudini affidate alla narrazione leggera e ironica della Gamberale, dall’altra lui, Filèmone, l’angelo custode che tutti vorremmo accanto, quello che ti dice “non posso impedirti di inciampare però posso medicare il tuo piede ferito”, e la straordinaria sensibilità di Gramellini, che col suo soffio angelico si insinua tra le pieghe dell’anima, dando loro una nuova forma. “Avrò cura di te” è un bellissimo messaggio di speranza e accettazione, è un invito a non aver paura del cambiamento, perché il destino o la realtà esterne possono essere cambiate solo se si spezzano le catene dei sensi di colpa e della rabbia che imprigionano il nostro io più autentico, perché in fondo “a cosa serve pentirsi se non ci si perdona? e se perdonandosi, non si agisce per rimediare ai propri errori?”.
Siamo su questa terra non per essere perfetti e non sbagliare mai, ma per evolvere, anche attraverso l’esperienza del dolore e del fallimento. Trovare l’amore dentro se stessi è condizione imprescindibile perché si possa riuscire a donarlo a un’altra persona (perché l’amore non si acquista, si dona, come ricorda il nostro Angelo).
“Amarsi è l’opera d’arte di due architetti dilettanti di nome IO che, sbagliando e correggendosi a vicenda, imparano a realizzare un progetto che prima non esisteva. Noi.”
PS questo libro è entrato in risonanza con la mia anima anche perché io il mio Filèmone ce l’ho, è anche lui un angelo, una persona che sopporta scatti d’ira e attacchi di pianto, ma che nonostante tutto ha ancora voglia di starmi vicino e sorreggermi. Perché l’amore ha forme diversissime, e l’amicizia e l’empatia sono tra queste.
Grazie!

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