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Si fa presto a dire toy boy

Appurato, quindi, che i nostri quarant’anni ce li portiamo egregiamente, e che, nonostante ciò, siamo ancora single, facciamoci due domande e diamoci tre, quattro, otto, mille risposte.

Il dramma di chi si sente giovane dentro, e lo sembra anche fuori, è che no, proprio non ce la fa, a trovare qualcuno della sua età o, ancora peggio, più grande. “Quello? Ma ha quarantacinque anni, è un vecchio!”  “Veramente ne ha solo cinque più di te” . Ah, bene.

E poi, diciamolo, se vai a pescare nel bacino quaranta e dintorni, cosa puoi trovare attaccato all’amo? (ho detto AMO)

Uomini sposati. Potrebbero anche andare bene se vuoi continuare allegramente la tua vita e non rinunciare alla tua libertà. Tu ti prendi il meglio, la parte ludica, per così dire, e le mogli stirano le camicie e fanno i compiti coi bambini. Soluzione interessante. Non va bene per le romantiche che sognano il grande amore, tipo me.

Uomini separati. E già qua, ti senti quella che è arrivata tardi al buffet e si deve accontentare di quello che gli altri hanno scartato. Quella a cui hanno fatto un regalo riciclato. Quella che compra borse vintage ai mercatini dell’usato. Senza contare che in questa categoria rientra buona parte dei disillusi, che poca voglia hanno, magari anche giustamente, di rimettersi in gioco e provare a costruire qualcosa con te (scusa sai, ma ora voglio pensare un po’ a me stesso). Senza tralasciare il dettaglio affatto trascurabile che spesso te li devi prendere con l’opzione di serie “prole a carico”. Cioè, se già il tuo senso materno è a livello riserva con tanto di spia rossa lampeggiante,  figuriamoci coi marmocchi di seconda mano. Che poi capita che la mattina lui ti dica “beati quelli che si possono svegliare coi loro figli”, e alla tua, ingenua e minchiona risposta “ma non sei felice di svegliarti con me?” obiettano candidamente “ma non è la stessa cosa”. Ecco: la competizione con una mocciosa di tre anni anche no, specialmente se è bionda con gli occhi azzurri.

Sfigati, mammoni & co. Quelli che se nessuno se li è presi fino ad ora perché dovresti prenderteli tu? (oddio mi rendo conto che il discorso vale anche al contrario).

E allora, ci buttiamo su quelli più giovani? I cosiddetti toyboy? Eh ma si fa presto a dire toy boy. I toy boy fighi toccano a Madonna o a Demi Moore, qui l’orchestra suona tutt’altra musica.

Dico, non so se avete notato come sono i trentenni di adesso. Minimo minimo se ti va bene te li trovi la mattina che si lamentano perché il materasso era scomodo e si sentono le ossa a pezzi, se ti va male potresti ridurti a fare la badante per il resto dei tuoi giorni, finché sciatica non vi separi.

La mia amica ha elaborato una tattica di rimorchio: dice di mentire riguardo alla nostra professione e inventarci un altro lavoro. Nello specifico “tu dici che scrivi (e certo così magari poi ti chiedono cosa e se rispondi “cazzate su Facebook” la serata è finita o ti fanno un TSO)  e io che faccio l’architetto” (e anche lì spero che nessuno le faccia domande strane su planimetrie o verifiche catastali). Insomma, dice che così gli uomini si approcciano in modo più tranquillo, chè se dici che se medico si intimoriscono  (ma non  nel senso di “fai il bravo se no il dottore ti fa la puntura”) e scappano. Sarà, ma a me non mi pare. Tutto sto timore non lo vedo. Anzi. Ipocondriaci come sono e appassionati di malattie quasi quanto di playstation, non vedono l’ora di trovarsi di fronte qualcuno a cui raccontare i loro malanni, a gratis per giunta (al massimo al costo di una birra).

Però ho pensato che sposerò la sua idea e la prossima volta dirò di essere, che so, un’estetista, così almeno sarò sicura di non trovarmi un’ameba spalmata sul divano a cui fare da infermiera. Spero soltanto che poi non mi chieda di fargli le sopracciglia.

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