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Youth

 

imagesFinalmente Sabato scorso sono riuscita ad andare al cinema a vedere Youth. Lo ammetto, non sono una grande fan di Sorrentino: mi sono addormentata dopo circa dieci minuti dall’inizio de “Le conseguenze dell’amore” e non ho visto “La grande bellezza” (dovrò presto rimediare, perché se dici che non l’ hai visto  ti guardano come se dicessi che hai votato Salvini), però Giovinezza mi aveva incuriosito. Gran bel film, nulla da eccepire sull’eccellente regia e sulla genialità di Sorrentino che traspare da ogni scena. Meravigliosi i paesaggi, splendide le musiche, affascinanti i personaggi con la loro caratterizzazione che li rende unici. E’ un film che fa presa sull’anima, ma -e qui emerge tutta la mia ignoranza  in ambito cineatografico- a me piacciono i film che si capiscono, quelli con ritmi incalzanti e soprattutto con una trama concreta! Quindi se mi chiedessero “Ti è piaciuto?” risponderei “Ni”. Mi è stato obiettato che Sorrentino va capito, allora mi sono sforzata di capire. Di superare la mia disabilità esegetica. Ma più che di capire, ho cercato di “sentire” il messaggio che il regista voleva trasmettere. Perché penso sempre che qualsiasi idea l’autore di un film, di un libro o di una canzone voglia trasmettere, questa arriva sempre in modo soggettivo, entrando in risonanza con le corde di chi, in quel momento, ha i sensi attivi per recepirla.
Per me  la sintesi di questa idea è racchiusa nell’ultima frase che l’ottantenne Mick rivolge all’amico Fred : “Che le emozioni siano sopravvalutate è una stronzata, le emozioni sono tutto quello che abbiamo”. E il film si snoda tutto intorno alla dicotomica modalità di vivere la vita in rapporto alle emozioni, propria di ognuno dei due personaggi : dentro di esse, o distante da esse. Fred, ex direttore d’orchestra, compositore, che viene etichettato come “apatico”, e vive questa fase della vita in una sorta di isolamento e Mick, sceneggiatore pieno di entusiasmo, giovanilista che si circonda di giovani per partorire il suo ultimo lavoro, il suo “testamento”. Due modi differenti di affrontare la vecchiaia, con la rassegnazione da una parte e il tentativo di tenerla lontana e ingannarla, dall’altra.  Due modi diversi di intendere la vita: in una delle loro passeggiate, Fred fa notare a Mick che l’amico ha sempre amato la vita molto più di lui.

Solo che forse quando si ama la vita così tanto, quando si è alla continua e spasmodica ricerca di una scintilla, di un’emozione, di un momento di esaltazione, basta poco perché qualcuno quell’emozione te la porti via, lasciandoti un senso di sconfitta e di vuoto, a volte impossibile da sopportare.

E allora chissà qual è la strada per la felicità: se quella pianeggiante, dove il dolore è tenuto a distanza, ma lo è anche la gioia, o se quella fatta di salite e discese, di smottamenti, di buche, di brusche frenate e accelerate, in cui spesso si rischia di sbandare e farsi male.

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