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La notte dei desideri

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Correva l’anno 1991. Io e la mia amica Samantha tornavamo dalle nostre riunioni scout cantando a squarciagola Jovanotti per le vie del paese. Erano i nostri sedici anni. Era quell’età bellissima in cui il senso dell’amicizia era racchiuso nelle lettere scritte con penne profumate che ci scambiavamo il sabato pomeriggio, quando non si lasciavano messaggi sulle bacheche di un social ma si imbrattavano i pali della luce con gli Uni Posca di tutti i colori. Erano gli anni in cui la felicità era sedersi per terra e cantare intorno a una chitarra: cantavamo Baglioni, Battisti, Vasco e naturalmente Lorenzo. Scatenavamo le nostre ugole, i nostri polmoni e il nostro cuore sulle note di “Ciao mamma come mi diverto” e sentivamo di appartenerci, come se quel vibrare all’unisono, seguendo insieme musica e parole ci facesse sentire ancora più unite e indivisibili.

Era l’ottobre del 2005. La Calabria veniva ancora una volta violentata e brutalizzata, colpita al cuore, in uno dei suoi nuclei più fragili. Il vice presidente alla Regione, Francesco Fortugno, veniva assassinato a Locri, all’interno di un seggio elettorale, in pieno centro e in pieno giorno, davanti allo sguardo attonito dei presenti.

Quel drammatico episodio generava uno smottamento nel terreno troppo arido della coscienza collettiva e il moto di indignazione e di rivolta che ne seguiva attraversava la Locride tutta, facendosi sentire con maggiore forza nei giovani e in quella parte di questo territorio che non si rassegnava a vedersi strappare via, giorno dopo giorno, la propria dignità e il proprio futuro.

L’ondata emotiva che ne seguì ebbe un impatto fortissimo. Anche la politica rispose, facendo sentire la sua presenza in una zona spesso dimenticata dalle istituzioni. E in questo clima di solidarietà, di lotta, di voglia di riscatto sociale arrivó un regalo per tutti i giovani (e non) della zona: un grande palco allestito nella piazza di Locri, cuore pulsante della Magna Graecia, un palco su cui, per cantare e far cantare le sue canzoni e per esprimere la sua vicinanza a questa terra, era stato chiamato proprio Lorenzo Cherubini.

Io c’ero quella sera del 1 Gennaio e la ricordo come un’esperienza fantastica. La sua energia unica é stata la scintilla che ha acceso un fuoco sotto cui ardeva la voglia di riscossa e rivalsa di una zona del Sud tanto magica quanto spesso abbandonata e isolata.

Alcuni momenti restano impressi nella memoria per sempre. Alcune emozioni sono uniche e irripetibili come partecipare a un evento cosí straordinario, con un artista dal carisma indiscusso, cantare insieme a lui e sentire la sua voce vibrare con le anime di una piazza strapiena, che diventavano un’anima sola, un’anima che grazie alla musica riusciva a spezzare le sue catene per urlare al mondo “Ci siamo anche noi!”

É il 25 Giugno 2015. In una stanza di un albergo milanese ci ritroviamo ancora, dopo tanto tempo, io e Samantha. Insieme a noi anche la mia amica Loretta (per me è Cuky), mia compagna di tante altre avventure. Siamo arrivate da Trieste, dalla Svizzera e dal Salento  accorrendo al richiamo del re degli “Immortali”.

Nei nostri zainetti lo spirito e l’entusiasmo dei sedici anni, quello che non abbiamo perso mai, e che ci porta a sentirci come se in questa tripla fossimo ancora ragazzine in gita o in campeggio. Ma chi l’ha inventata sta storia del tempo? Chi ha deciso di ridurlo in minuti, ore, anni? Nei salti che facciamo da un capo all’altro di questi venticinque anni il tempo ci sembra un concetto astratto, qualcosa che si espande e si comprime, qualcosa che puoi fermare in qualunque momento decidendo di restare sempre fedele a te stesso.

E’ un viaggio nel tempo anche quello che fa Jovanotti, che apre il concerto tornando al 2015 da una immaginaria civiltà del futuro. Un viaggio nel tempo attraverso ricordi ed emozioni, che passa dalla nuovissima “Sabato” a “Ragazzo fortunato”, attraverso refrain di musica disco anni 90, facendoci sentire ancora diciottenni.

È un animale da palcoscenico, Lorenzo. È un’esplosione di energia e fisicità che fa scatenare per più di due ore una folla immensa mentre lui corre senza sosta per il palco gigantesco e sulla lunghissima passerella, tra spettacolari cambi d’abito e passi di samba, mentre i suoi piedi si muovono agili nelle fantastiche scarpe alate.

Non è un concerto quello di Jovanotti: è uno spettacolo maestoso, un tripudio di luci, costumi e scenografie. Dietro di lui un maxischermo su cui si susseguono video fantastici, affidati ad una regia geniale, che accompagnano i pezzi e rendono ancor più spettacolare e intensa l’esibizione.

É bello, Lorenzo. Bello da morire, bello da svenire. Quando il maxischermo ci rimanda i suoi primi piani, dominati dall’azzurro dei suoi occhi, ci sentiamo mancare. (Sama, ecco perché ci hai messo le bustine di zucchero in borsa!)

Le due ore di spettacolo sono un intenso amplesso tra l’artista e il suo pubblico, che partecipa seguendo il ritmo di questo amore: scatenandosi sulle percussioni di “L’ombelico del mondo” o trattenendo il respiro per abbandonarsi a un’emozione così intensa da sciogliersi in una lacrima, sulle note di “A te” o “Le tasche piene di sassi”. Noi abbiamo sincronizzato i cuori sullo stesso bpm per poter seguire il suo, di cuore, e, canzone dopo canzone, siamo salite sempre più su nella scala dell’eccitazione fino a raggiungere un orgasmo virtuale che ci fa scoppiare il cuore.

Un momento d’amore che vorremmo potesse proseguire in un abbraccio lungo tutto una notte, ma sappiamo che tutte le cose più belle hanno una fine.

Lui chiude il concerto ricordandoci che amore, tolleranza e diversità sono i superpoteri su cui si regge il mondo, e poi lascia il palco insieme alla sua eccezionale band.

Noi continuiamo a restare lì, ad applaudire finché non lo vediamo sparire dalla nostra vista, inebriate ed elettrizzate da quelle sensazioni meravigliose, felici come ragazzine.

Ci hai regalato una fantastica notte dei desideri, Lorenzo. Ci hai fatto innamorare ancora perdutamente di te e ci hai fatto capire che l’amicizia non conosce tempo e distanze. Come l’amore. Che è il superpotere più potente ed immortale che esista.

A presto ❤

(natalia)

 

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