relazioni · single · Uncategorized · uomini

La (bio)chimica dell’amore

 

Loredana-Manzi__L-incastro-perfetto_g“In biochimica, un recettore è una proteina, transmembrana o intracellulare, che si lega con un fattore specifico, definito ligando, causando nel recettore una variazione conformazionale in seguito alla quale si ha l’insorgenza di una risposta cellulare o un effetto biologico.”

E’ così anche per le relazioni d’amore: incastri perfetti o quasi, in cui ci si fonde per creare un’ unità indivisibile, nella quale ognuno mantiene la sua identità e perde un po’ della sua forma per dare al tutto una nuova e armoniosa conformazione che si chiama “noi”.

A volte capita di trovarsi ad essere il ligando di un recettore sbagliato, ma di volercisi legare a tutti i costi, forzando l’architettura fisiologica, cercando di farsi più piccola o più grande per riuscire a combaciare, snaturando se stessi, fissandosi su quei pochi punti di contatto dove le superfici sembrano aderire. Ma sono legami deboli, destinati a rompersi con facilità, a far staccare senza troppa fatica le due parti.

Oppure ci sono quelli che secondo te sono giusti perché, chissà perché, forse perché  qualche mattoncino di cui sono composti risplende particolarmente e ti piace così tanto che devi per forza provare a legarti. Ma invece di combaciare ci vai a sbattere contro, perché questi mattoncini sono assemblati in modo da non poter entrare in contatto in nessun punto con te, ma formano solo un muro contro cui vai a rompere  la tua testa dura. Questo muro si chiama spesso cinismo e anaffettività, e tu sei così testarda che tenti anche di scalarlo, ma niente, dall’altra parte solo il vuoto, in cui ti lanci e cadi, facendoti parecchio male (ma per fortuna madre natura ti ha dotato di ottimi ammortizzatori, anatomici e non).

E poi ci sono persone che sembrano simili a te ma alla fine scopri che siete stereoisomeri: stessa formula molecolare, ma proprietà diverse, uguali in potenza, opposti nella realtà, uno gira da un lato, l’altra percorre la strada opposta. Tu dici A e lui capisce B. Tu gli fai un complimento e lui pensa che lo sfotti. Tu ti vedi (nel senso di “immaginarti”) in un futuro con lui e lui si vede (nel senso di “vedersi”) con altre cinque almeno.

Altre volte si ha la pretesa di essere il farmaco salvavita di un’anima inquieta: si vorrebbe essere quella molecola che spiazza dal recettore i dubbi, le paure, le tensioni, i conflitti irrisolti, per poter dare una forma nuova al recettore stesso.

Ma forse quella proteina sta bene col suo ligando naturale: con le sue paranoie, che gli appartengono come gli aminoacidi di cui è composta, e non vuole o non ha bisogno di nessuna terapia, di nessun farmaco che le scalzi via.

In rarissimi casi selezionati si è così fortunati da trovare l’incastro perfetto, da incontrare quelle persone complementari con cui non hai bisogno di dare troppe spiegazioni, che sembra ti conoscano da sempre, con cui tutto è naturale e spontaneo, a cui legarsi sembra la cosa più fisiologica e ovvia del mondo. Come se dovessi solo seguire quel richiamo, quella chemiotassi, e assecondare quell’interazione e quel momento di trasformazione senza nessuno sforzo, senza pensare a cosa fare o cosa dire, a quale superficie scegliere per adagiarti. Perché quella superficie è anche la tua, quella superficie è parte anche di te e qualsiasi punto andrai a toccare la risposta sarà  sempre una meravigliosa reazione d’amore.

Forse adesso avete le idee più chiare, e non vi sentirete più tanto confuse quando qualcuno vi scaricherà con quella fantasiosa scusa evergreen del “non c’è chimica”. Prima di farvi dare il benservito, però, vi consiglio di far fare all’allegro scienziato un ripassino su anelli benzenici e isomeria, giusto così, per ricordare anche a lui cos’è sta benedetta chimica.

(natalia)

Annunci