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Mordere l’amore

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Ho da poco effettuato una delle grandi svolte della mia vita: sono passata ad Apple. Così, di botto, ho fatto entrare sia iPhone che MACBook, e le mie giornate sono cambiate. Ora vivo incollata al portatile come se fossi un marsupiale, passo le nottate a conversare con altri nerd apple-addicted sulle straordinarie potenzialità di iPhone 6 e di come si interfacci splendidamente col MAC, e la mia produttività è aumentata.

Eppure, quando avevo iniziato a coltivare l’idea di abbandonare Windows e passare a OS X, i detrattori di questa drastica scelta non sono mancati, adducendo a sostegno delle loro tesi le più svariate spiegazioni : “eh ma poi è incompatibile col resto” “eh ma poi si deve pagare tutto” ” eh ma per quanto costa ti prendi un…” e lì ognuno scatenava la sua fantasia.

Per non parlare del telefono. “Eh ma Android è meglio”. Android fa cagare. Diciamolo. E’ un ricettacolo di virus che manco nell’alto isolamento delle malattie infettive.

Il punto non è questo comunque. Il punto è quello che la mia amica Simo mi ha fatto notare, dopo aver letto un mio post di FB sull’argomento: adorando io le metafore (vedi post precedente), avrei potuto fare un interessante parallelismo tra relazione col PC e relazioni amorose.

E allora, partendo da questo presupposto, mi sono guardata intorno e ho trovato gente che si trascina con i suoi HP, Asus, Sony Vaio (se è stata più fortunata), su cui magari è montato Windows 7 e che continua a smadonnare quando il PC si blocca, quando l’antivirus non funziona, quando escono quei simpaticissimi messaggi di errore, quando il dispositivo sembra sia posseduto e più che un tecnico ci vorrebbe un esorcista.

Però ci riprovano. Perché è giusto riprovarci. Lo formattano, lo mandano in assistenza, lo sistemano, provano a installare un altro antivirus, ma niente, continuano a smadonnare. Perché cambiare sarebbe troppo complicato. E poi tutti i documenti e i file excel che fine farebbero?

Io vi capisco, eh. Anch’io sono stata osteggiata in famiglia nel mio passaggio a MAC. Mio padre non si rassegnava proprio. “Ma non è tanto vecchio, è peccato lasciarlo”. Peccato che desse i numeri e che ormai il livello di conflittualità fosse così elevato che, o si accendeva con l’alimentazione o si accendeva solo con la batteria. Insieme no. E a volte non si accendeva proprio. Era così dispiaciuto dal doverlo lasciare, mio padre, che addirittura si è ritirato una tastiera nuova non so da dove per sostituire quella originale, così piena di peli di gatto che poco mancava che facesse le fusa quando toccavi i tasti. Ma non ha risolto niente, ovviamente. E alla fine, il MAC, me l’ha regalato proprio lui.

Poi ci sono quelli che si accontentano. L’ho fatto anch’io in passato quindi non sto qui a giudicarvi. Volevo un tablet e ho ritirato una ciofeca da Amazon. La suddetta ciofeca, su cui girava il solito Android, ha pensato bene di prendersi non un virus, ma uno di quei batteri multiresistenti che devi trattare in ospedale con farmaci potentissimi. Dopo averlo formattato circa sessanta volte ho scoperto che il simpatico “animaletto” aveva un tropismo particolare per una app fondamentale, e automaticamente, spuntava ogni volta che mi collegavo a internet, scaricando le peggio cose. Ormai il tablet sembrava lo schermo del PC di un onanista esperto. Quindi il principio su cui si fondava la scelta “va bè basta che sia un tablet, alla fine funzionano tutti nello stesso modo” si è rivelato fallimentare. E poi, sinceramente, ho pure capito che, in realtà, non sapevo proprio che farmene di un tablet.

E poi non possiamo tralasciare quelli(e) che vogliono un iPad mini a tutti i costi. Alla fine, se non riesco ad avere il grande MAC, mi accontento di uno piccolino. Ma come, hai più di trent’anni e non ti sei fatta neanche un iPad mini? Però poi smadonnano quando la notte lo lasciano acceso e arrivano le notifiche o quando sono in giro e devono tornare presto per metterlo in carica.

Alla fine è sempre questione di scelte e di sapere cosa si vuole: da una relazione, o da un PC, e di capire se si preferisce continuare a spegnere e riaccendere spegnere e riaccendere spegnere e riaccendere o decidersi a mordere la mela e abbandonarsi al “respiro” del MAC che vi cambierà la vita.

Applemente vostra,

Natalia

 

 

 

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2 risposte a "Mordere l’amore"

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