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Quella incoercibile esigenza di amare

 

eros-thanatosHo appena finito di leggere un libro regalatomi da una mia cara amica e da lei stessa brillantemente recensito, come solo la sua  penna sa fare.

“L’esigenza di unirmi ogni volta con te” è il debutto come scrittore di Tonino Zangardi, regista e sceneggiatore, lanciatosi in un’esperienza che, grazie al potente strumento del passaparola, si è rivelata estremamente positiva e gli sta regalando successi e soddisfazioni. La trama accattivante, l’intreccio narrativo intrigante e la penna schietta e decisa ne fanno una di quelle letture che ti catturano lasciandoti col fiato sospeso. É la storia di un amore, di una passione ai limiti, che travolge e distrugge con l’intensità e la forza di uno tsunami. Un amore che per vivere si nutre della morte: la morte della fiducia, la morte delle abitudini, la morte di quella parte di noi che teniamo in bella mostra nelle vetrine delle nostre vite e che ogni tanto spolveriamo e lucidiamo, se ci sono ospiti. E la morte, la Morte quella vera.

Amore e Morte, Eros e Thanatos, un connubio terribile che trova le sue radici  letterarie già in epoche lontane, forse perché di più ineluttabile della morte c’è solo la potenza di un richiamo a cui non ti puoi sottrarre, che ti risucchia e ti conduce in posti dove la ragione non ti avrebbe portato mai, spesso uccidendoti.
“Ogni storia che abbiamo abbandonato ha ucciso una parte di noi” scrive Zangardi. “Un amore finisce e tremi sola nel letto, poi ne nasce un altro e ti ritorna il sorriso. Come la morte e la vita che si inseguono, si raggiungono, riuniscono le mani: sono loro l’amore”
Leonardo e Giuliana, lui poliziotto trentenne, lei cassiera quarantenne: quelli che potremmo definire, usando un linguaggio “da strada”, una milf e un toyboy. Lei peró, prima di scoprire le gioie dell’amore vero e di abbandonarsi al piacere del sesso, una milf non si sentiva. Chiusa in una routine matrimoniale e in una vita di apparente serenità che si era costruita, avvolta da un’ovatta di sicurezza e stabilità che la metteva al riparo da dissesti emozionali e dal contatto col suo io più autentico, viveva fluttuando sospesa nell’atmosfera rarefatta della solitudine, perché a volte in coppia ci si può sentire più soli di quanto ci si senta essendolo realmente. Finchè incontra lui, e allora è una rivelazione: scopre se stessa, scopre chi è davvero, scopre la donna “puttana” che ogni donna può scoprire di essere quando si libera da inibizioni e retaggi moralistici e quando incontra la persona con cui riesce a esprimere la sua vera natura, godendo in pieno di quello scambio di sguardi, di fluidi, di vita, in un dare (e darsi) e ricevere che culmina con la fusione in un corpo e in un respiro solo.
E’ un amore che si consuma fino a distruggere, un amore a cui i protagonisti si aggrappano con tutte le forze fino alla fine, fino al momento in cui, proprio con quell’amore, si troveranno a dover fare i conti.
É sempre un mistero, l’Amore, e a volte arriva nel momento sbagliato, nel posto sbagliato, nella forma sbagliata. Ma l’unico errore è quello di non abbandonarsi al suo suadente richiamo, è non muoversi per andargli incontro, restando invece fermi e impantanati nelle sabbie mobili dei “forse” e del “chissà se” fino a venirne risucchiati, per scoprire poi che l’unico, vero modo di sfuggire alla morte (o per fregarla, come canta Luciano) è vivere e amare. Sempre. E fino in fondo.

Natalia

PS La mia amica è la giornalista Iole Perito e il link dove potete trovare la sua recensione è questo:

http://www.mmasciata.it/opinioni/rubriche/5075_ritagli-maledetto-zangardi-quando-un-libro-e-unesigenza

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