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Il senso vintage della gelosia

 

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Tempo fa sono andata da Furla per utilizzare un buono regalatomi al compleanno. Mentre mi aggiravo un po’ disorientata tra borse di varie fogge e colori, la commessa mi è venuta in aiuto, prodiga di consigli e suggerimenti. Peccato che a un certo punto mi abbia piazzato davanti una borsa a secchiello. “E’ dagli anni 80 che non si vede”. “Grazie a Dio” avrei voluto risponderle. “Se non si vede dagli anni 80 un motivo ci sarà”. No, grazie, rifiuto l’offerta e vado avanti. In quel momento mi sono trovata a pensare che anche un altro rigurgito vintage, come il secchiello, è tornato di moda, insieme al kajal bianco (che peraltro adoro) e ai pantaloni a vita alta. Di obsoleto e anacronistico sono rimaste solo le spalline e la permanente. E la gelosia. Sì, perché se già la gelosia (quella morbosa intendo, non quella sana) è un sentimento che racchiude in sé una forte contraddizione, e ha poca ragione di esistere, figuriamoci in questo momento storico, dove l’iperconnessione lascia poche possibilità ai malati del controllo.

Dalle confidenze che mi fanno i miei amici sulle loro fidanzate psicopatiche, ho scoperto che ci sono donne talmente dedite allo spionaggio informatico che in confronto Assange è un dilettante. Ad esempio, si copiano i contatti del fortunato partner sul loro telefono e fanno controlli incrociati guardando chi dei sospetti è on line mentre lo è anche lui, studiano i tabulati telefonici per vedere se risultano telefonate di durata superiore agli standard consentiti, spiano stati di whatsapp e profili Facebook alla ricerca di indizi o tracce. Gli uomini non finiscono mai di sorprendermi. Io a gente così, che starebbe benissimo in un film di Hitchcok, avrei fatto immediatamente un TSO. E invece loro queste se le sposano pure. Del resto, la “folie à deux” è descritta anche nei manuali di Psichiatria.

Potrei stare ore a disquisire sui concetti di fiducia e rispetto su cui dovrebbe basarsi ogni relazione sana, sull’importanza della libertà individuale che è l’unico strumento di crescita per la coppia, dei presupposti sbagliati con cui partono unioni destinate, secondo me, a fallire. Ma non è questo il momento, perché adesso, più che le implicazioni di ordine ideologico e morale, mi interessano quelle pratiche.

Benedette figliole, ma come diamine fate? Dove diavolo lo trovate il tempo?

Io a stento riesco a stare dietro alle bollette. Ho non so quante pratiche in sospeso sulla scrivania che non riesco ad evadere, se non fosse che quel sant’uomo di mio padre mi ricorda tutte le scadenze devolverei il mio stipendio in more e sanzioni amministrative. Fare pure l’hacker? Anche no, grazie. Se stai bene con me resta, se vuoi cercare altro la porta è sempre aperta. Manca solo che devo stare a controllarti quando esci e quando entri chè già mi esaurisco a stare dietro al gatto. Con chi ti colleghi con chi chatti dove sei quando non sei on line. Mi viene già il mal di testa.

Ma scusate, davvero riuscite a controllare il vostro uomo h24? Ripeto che “iperconnessione” è il termine che meglio identifica le relazioni sociali di questo momento. Tesoro, basta che ti sei distratta un attimo per sistemarti il rossetto, e quello ha mandato quattro messaggi, risposto a due whatsapp, messo sette like, sbavato su due foto in costume e ha cancellato ogni prova. Perché, ovviamente, se tu gli stai dietro come un setter, ha imparato a farsi furbo. E poi sinceramente io mi fiderei più di un uomo che se vede passare una bella ragazza fa un apprezzamento “lecito” che di uno che finge disinteresse, soffoca i suoi commenti e poi magari esplode in altro modo! L’integerrimo palesemente finto che poi a quella stessa ragazza o a un’altra, i complimenti glieli fa in una bella sessione live. Io al mio fianco vorrei un uomo, non un cagnolino ammaestrato. Perché di più bello di sincerità, libertà di essere se stessi e condivisione davvero non c’è niente.

Rassegnatevi al fatto che le storie sono una sorta di roulette russa: o la va o la spacca. Ma non sarà mettendo in atto sofisticate tecniche investigative, che riuscirete a deviare il destino della vostra pallottola. Quindi adesso, giovani “hackerette”, risparmiate il vostro tempo e impiegatelo per dedicarvi ad attività più produttive, tipo imparare a cucinare. Sono certa che con una bella parmigiana riuscirete a tenervi stretto il vostro lui, molto più che conducendo interrogatori in stile Law & Order.

Con affetto,

Natalia

 

 

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2 risposte a "Il senso vintage della gelosia"

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