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Home sweet home

 

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Il ritorno a casa ha l’odore delle lenzuola che profumano di bucato fresco, del pane appena sfornato, della ciambella che cuoce in forno, ha la voce di mia madre e mia zia che si scambiano ricette dalla finestra e di quella premurosa di mio padre, ha il sapore unico delle brioche col gelato, delle granite fatte in casa, dell’immancabile parmigiana, della salsedine sulla pelle, ha il suono delle onde che si infrangono sulla riva formata di pietruzze che si fanno sempre più grandi, quelle pietre che sembrano così ostili per chi non ci ha confidenza ma su cui, per chi ci è cresciuto, camminarci a piedi nudi è un’esigenza, è l’eco di zoccoli trascinati nel silenzio delle strade assolate al ritorno dal mare.

É un frigo pieno, è una tavola apparecchiata, è famiglia. É riappropriarsi di una vita “normale”, o forse, è riappropriarsi di una vita.

Chi, come me, ha sempre sdradicato una parte di sé e l’ha portata altrove, piantando alberi che hanno dato i frutti dell’amicizia e dell’integrazione, chi forse ancora il suo posto nel mondo esattamente non sa quale sia,  chi appartiene a tutti i luoghi e a nessuno, solo qui riesce davvero a sentire il richiamo più profondo delle radici, solo qui sente il suo cuore battere all’unisono con le onde del mare, solo qui si sente davvero a casa. É un richiamo che ha qualcosa di selvaggio e di ancestrale, è un’esigenza, un bisogno da soddisfare.

É un allontanarsi con la mente e un restare incatenati con l’anima.

Il ritorno a casa è un grande abbraccio, è un dolce annegare nel liquido amniotico delle certezze affettive, è una regressione benigna e talora necessaria. Puoi crescere, sentirti autonoma, avere una casa o una famiglia tua ma “casa” sarà sempre questa, dove torni a sentirti ancora figlia o figlio. Dove, lasciate lontane le responsabilità e i pensieri quotidiani, puoi sentirti finalmente coccolata.

Non si fanno sconti nelle case del Sud:  come il mare che trascina con sé le sue pietre tornare è essere investiti da una mareggiata che stravolge tutte le tue abitudini e ti rimette di fronte alle “regole” della famiglia. E anche se a volte è pesante da gestire, anche se a quarant’anni ti trattano come tuo nipote di tre, la verità è che nella vita non esiste fortuna più grande di una famiglia in cui ritrovarsi e perdersi, in un amore che a volte sembra soffocante ma che resterà sempre l’amore più grande della tua vita.

(Natalia)

 

 

 

 

 

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4 risposte a "Home sweet home"

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