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La Santa Inquisizione dell’orologio biologico

Johnny-Depp

 

Da ragazzina ero un cesso. Simpatica, intelligente, ma pur sempre un cesso. Ora non è che sia esattamente Belen, ma sono migliorata. Però ci sono volte in cui vorrei essere rimasta un cesso. Mi eviterebbe il problema di dover giustificare il mio stato di single: la gente penserebbe “Poveretta, così brutta, chi vuoi che se la prenda” e non farebbe troppe domande. Che poi, tra parentesi, le brutte se le prendono e come, ma questa è un’altra storia, per la quale dovrei aprire il capitolo “Sì ma guarda quelli che se le sono prese” tanto caro alla mia amica Mary. In ogni caso brufoli, apparecchio, sovrappeso, occhiali e capelli inguardabili mi avrebbero garantito di non essere vista con sospetto per il solo fatto di occupare l’altra metà del letto con un gatto che fa le fusa e non con un uomo che russa. Perché, ça va sans dire, se non sei da buttare via il problema è tuo. Lapalissiano. Se poi non hai neanche quello spasmodico desiderio di maternità, che ti spinge ad accoppiarti col primo inseminatore disponibile sul mercato, praticamente sei l’anticristo in minigonna.
Quelle volte come qualche sera fa. Una sera in cui ho assecondato il mio lato masochistico e ho accettato di andare a cena con un’allegra compagnia di signore, capitanate da mia zia. Sì, ogni tanto mi piace farmi del male. Mi piace regalarmi questi simpatici momenti di svago autolesionistico, tra una una melanzana ripiena e due domande della Santa Inquisizione. Seduta di fronte al Tribunale dell’orologio biologico ho avuto modo di constatare come certi retaggi culturali sono ancora duri a morire.
Ho tentato invano di spiegare che l’unico timer della mia vita è quello che attivo quando metto in posa il colore sui capelli, ma niente, pare che st’orologio sia proprio un’ossessione, un must have peggio di una Kelly di Hermes. Se non ce l’hai e soprattutto se non senti il suo ticchettio incedere inquietante come quello di una bomba ad orologeria sei una cosa a metà tra Freddy Krueger e la strega di Biancaneve . Roba che pure il Cappellaio Matto andrebbe in crisi co ste lancette. Ma niente. Non ce la fanno proprio. Non si rassegnano. Devono trovare una spiegazione a questo fenomeno paranormale. Uno dei miei cult preferiti dopo il “sei troppo esigente” è il “devi deciderti a scegliere”. É la chiave di volta, la soluzione a tutti i problemi: dipende solo da te, decidi e facciamola finita. Già mi immagino mentre sfoglio il mio bel Postal Market con le foto dei pretendenti e li valuto con attenzione e meticolosità. O mentre sono in balia dell’indecisione e della confusione, come qualcuno che ha ricevuto in regalo un buono da Gucci. Solo che a me il buono lo hanno fatto dai cinesi. E il catalogo, solitamente, me lo inviano direttamente dal Centro di Igiene Mentale o dal Dipartimento “Casi umani”.
Nel corso del dibattimento qualcuna di più larghe vedute si è spinta oltre, rendendomi edotta della sua interpretazione socio-antropologica, maturata sulla scorta del cambiamento dei costumi : “Certo, una volta se massimo a venticinque-barra-trent’anni anni non ti sposavi eri considerata zitella, mo non è come ai miei tempi”. No, mo ci avete regalato una decina d’anni di tolleranza, grazie. E poi ci siamo inglesizzate: ora ci facciamo chiamare single, che suona meglio.
Alla fine mia zia, sbattendo il martelletto e dichiarando tolta l’udienza, ha sentenziato che una compagnia ci vuole. Una compagnia, sia chiaro. Mica l’Amore. Quella è roba per i ventenni-barra-trentenni. A quarant’anni ci vuole la compagnia. Allora compagnia per compagnia mi tengo il gatto, scusate.
Intanto tra una domanda e l’altra e uno sfilare di gente sul banco dei testimoni, ad allietare la tavola e il nostro palato andavano e venivano le portate della tradizione: melanzane grigliate, mulingiani mbuttunati, pomodorini ripieni, bruschette, polpette, formaggio, pane fritto.
Tutto squisito ma a pensarci bene mancava qualcosa per dare un gusto diverso alla serata. Ci sarebbe stata benissimo, che ne so, una bella spolverata di affari propri, magari.
Che è salutare, rinfrescante e favorisce la digestione.

Con affetto, sempre.

Natalia

 

 

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