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Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio?

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Ho qualche piccolo problemino con la fiducia. Sì, quella cosa lì che tu credi a una persona e a tutto quello che dice. Istintivamente tendo a fidarmi troppo e subito. Sono un po’ come Alice nel paese delle meraviglie della furbizia, ma, non essendo io furba, in questo meraviglioso mondo mi muovo con grande difficoltà. Sono sempre stata negata con le bugie: sono affetta da una tendenza irrefrenabile alla sincerità, con  tratti talvolta patologici, che ha come diretto effetto collaterale il non riuscire a riconoscere la malafede in chi ho davanti. E’ un po’ come soffrire di una particolare forma di miopia: non ho gli occhiali per vedere quello che per le persone maliziosamente “emmetropi” sarebbe ovvio. É questa limitazione che mi porta a credere, piuttosto ingenuamente, che quando riveli a un altro essere umano la tua parte più vulnerabile, quando ti scopri ed esponi la nudità della tua anima, con le tue ferite, le tue cicatrici e le tue paure e quando, d’altro canto, sei pronta ad accogliere anche le confidenze e i tormenti altrui,  in questo reciproco fluire di intimità, quell’altro essere umano non possa mai farti del male, non volutamente almeno.

L’ho  pensato di tante, troppe persone. Persone che conoscevo da tempo e persone che conoscevo appena. E ogni volta, puntualmente, mi sono sbagliata. Perché un conto è un’idea romantica che sconfina spesso nell’idealizzazione, un altro è la realtà.

Allora adesso, dopo che sono andata a sbattere dovunque, e dopo che mi hanno tassativamente imposto l’obbligo di guida con lenti, ho pensato di prendere delle contromisure, e decidere di mettere un bel paio di occhiali.

Ma paradossalmente è diventato tutto più complicato. Forse l’oculista è stato troppo bravo: gli occhiali che mi ha prescritto hanno una risoluzione altissima, vedo tutto in modo amplificato e mi fisso sui piccoli dettagli. Forse perché se dai in mano uno strumento potente a chi non l’ha mai usato, lo maneggia con grossa difficoltà. 

Adesso per la paura di sbattere di nuovo cammino pianissimo e aguzzo la vista anche sulle indicazioni più piccole non facendomi sfuggire niente.

Mi ci vorrebbe un termostato della fiducia, un “fiduciostato” lo potrei chiamare, un dispositivo per variare automaticamente il livello di fiducia e adattarlo a persone e circostanze. Invece il mio impianto di fiducizzazione è di quelli antichi: on-off. Tutto o niente.

É una cosa strana, per chi si è sempre fidato, non riuscire a farlo più. Ha un non so che di innaturale, è una sorta di ostacolo che limita la libertà di essere me stessa.

O forse è solo un bene. E, come in tutti i cambiamenti che fanno crescere, alla fine è solo un po’ fastidioso. Come quando il dentista ti mette l’apparecchio e stringe gli archetti: all’inizio fa male, poi ti adatti e i denti si mettono a posto.

O magari chissà, ho solo iniziato a sviluppare il mio intuito e a dar retta a quei campanelli d’allarme che tutti sentiamo ma che spesso, volutamente, ignoriamo per crearci una realtà tutta nostra che ci renda felici.

Dimenticando però che la cieca ostinazione partorisce illusioni e la migliore compagna di un’illusione resta sempre la delusione…

 

 

 

PS Io non ho bisogno di occhiali: ho fatto il laser e ci vedo benissimo 😉

 

 

 

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2 risposte a "Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio?"

  1. Diffidenza è una parola che non faceva parte del mio vocabolario. Adesso tento anche io di usarla, con grandissima fatica, ma è una medicina che non può che farmi del bene dicono. Mi devo fidare ? Direi di no!

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