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L’amore amaro del mare

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Chi è andato via dalla propria terra conosce bene quella strana sensazione di sdoppiamento che porta a sentirsi con il corpo a una latitudine e con il cuore molto più a Sud. Lasciare i luoghi in cui si è nati e cresciuti a volte è un’esigenza, altre una necessità. Restare legati ad essi, come poli opposti di una calamita e sentirsi attirati in un richiamo selvaggio, violento, doloroso è quello che spesso spinge a tornare.
É una madre ingrata questa terra, una genitrice che non si cura dei propri figli e li costringe ad allontanarsi, continuando a tenerli stretti a sé in un legame morboso ed egoistico.
“Non posso darti niente, ma devi amarmi lo stesso” . É una richiesta disperata, un urlo che giunge dagli anfratti delle sue montagne e dalle profondità del suo mare squarciando il silenzio di vite ricostruite altrove. In un altrove che non sarà mai “casa”.
E chi se ne va continua ad amarla. La ama mentre aspetta fermo sul marciapiede di una stazione con una valigia in mano. La ama quando le sue lacrime confondono lo sguardo sulle infinite distese azzurre di cielo e di mare, la ama quando la vede farsi sempre più piccola, dai finestrini di un aereo con in mano un passaporto per un domani migliore.
La ama di un amore dolce e struggente, di quel sentimento che mescola rabbia e passione, che alterna morsi a carezze, distacchi a riavvicinamenti, rancore e perdono.
Continua ad emozionarsi davanti ai suoi tramonti, a inebriarsi dei suoi odori, a gustare i suoi inconfondibili e decisi sapori, a perdersi nei suoi racconti.

Schiavi ed amanti di una terra incantata e maledetta. Di un incantesimo che non riusciamo a spezzare. Di un’ipnosi da cui non ci riusciamo a svegliare.

Lei, perfida e ammaliante, furba e seducente, ogni volta si mostra a noi nel suo abito più bello, irresistibile nel suo fascino selvatico. Posa su di noi lo sguardo malizioso e sicuro di chi sa di averci in pugno e ci fa suoi con la sua disarmante bellezza, stringendoci in un abbraccio senza tempo.
Saranno i colori del cielo che, all’alba e al tramonto, dipingono un acquerello dalle tinte spettacolari, sarà il carattere inquieto e seducente dei sentieri di montagna, sarà la storia scritta su ogni pezzo di strada che i nostri piedi calcano ignari. Sarà il mare. Quella sconfinata e avvolgente distesa azzurra che resta sempre lì, ad osservarti e farsi osservare.

Quando cambiano le amministrazioni. Quando sembra di assistere un progressivo declino. Quando mutano i luoghi di incontri, quando chiudono i locali e ne aprono di nuovi. Quando le speranze di una rinascita sembrano perse per sempre. Quando le strade si svuotano. Lui rimane sempre lì. Immobile e pronto a pervaderti l’anima e a incatenarla a sé.
In fondo non ha colpe questo mosaico di borghi incantevoli, di boschi silenziosi, di paesaggi mozzafiato, di spiagge di ghiaia. É soltanto una vittima: di chi non ha saputo custodire la sua bellezza, di chi l’ha brutalizzata e ferita, di chi ha preferito occultarne la dolcezza per far venir fuori la rabbia.
E nonostante gli schiaffi presi e gli abbracci mancati alla fine tornano tutti. O cercano di tornare. Tornano e poi ti dicono “Tu non farlo chè te ne pentirai!”. Mi ricordano tanto quelli che ti consigliano, accorati, “Non ti sposare mai!”. Forse, chissà, certe scelte sono sostenute dalla stessa spinta autolesionistica.
La rinuncia a un futuro migliore, in un caso, la rinuncia alla libertà, nell’altro.
E -in entrambi i casi – davanti alla forza propulsiva dell’amore la ragione puo’ fare ben poco, se non arrendersi e andare a vedere cosa c’è al di là di quel muro che tutti vogliono scavalcare.
Perché quel salto il cuore lo farà lo stesso, prima o poi.

(Natalia)

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18 risposte a "L’amore amaro del mare"

  1. beh…credo che definire il matrimonio come una rinuncia alla libertà sia un pò una forzatura…ricordiamoci sempre che da un legame forte e cattolico viene la nostra esistenza.dp81

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    1. Io mi riferivo a quelli che la vedono così, altrimenti non ti inciterebbero a una scelta in senso contrario. Poi io non sono né sposata né cattolica, ma rispetto le idee di tutti.

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  2. Innanzitutto trovo il tuo post molto bello e struggente. Molto emozionante. Superfluo dirti brava… che tu scriva bene lo si capisce sin dalle prime frasi. Sono uno di quelli che ha girato mezzo mondo per lavoro e poi è rientrato alla base, l’amara terra di cui parli, non per pensionamento ma per scelta quasi obbligata (è una lunga storia). L’ho dunque riscoperta dopo essermene allontanato ed aver preferito altri e più dinamici luoghi, proprio come un marito che tradisce la propria grassoccia e trascurata moglie, con una donnina più giovane e appariscente. Nelle emozioni che essa riesce a trasmettere trovo l’essenza stessa di questa terra. Perché in fondo ti avvolge, ti protegge, ti conforta con il suo spiccato senso dell’affetto e della famiglia che altrove sono pressoché abbandonati, se non sconosciuti. L’unico effetto collaterale è la terapia all’ingrasso che come ben sai è “conditio sine qua non” dello stare in famiglia. Ma lì ho visto, per tua fortuna, che te la cavi con il tuo stile anti-eater di cui parli nella presentazione. I miei più vivi complimenti. Buona serata. Piero

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      1. C’era uno zio di mio padre che se per caso ti rifiutavi di accomodarti alla sua tavola, t’ingiungeva: “o siedi e mangi oppure vattene”! Ahaha difficile aver ragione di codesti personaggi nostrani. Grazie a te. Buona serata. Piero

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