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L’amore non è un punchball

Ho preso consapevolezza che uno dei motivi per cui sono come sono,  una delle origini del mio essere disfunzionale nelle relazioni, è il modo in cui mi hanno insegnato a rapportarmi con gli altri.

Okay, non bisogna essere allievi di Freud per capirlo, ma tra SAPERE con la testa e CAPIRE col cuore passa una bella differenza.

Quando sei, non solo la primogenita, ma anche la prima dei nipoti, quando cresci in una famiglia dove la priorità è comportarsi bene e fare bella figura con gli altri e il tuo desiderio di essere “vista” e “ascoltata” passa in secondo piano, finisci per vivere una vita che non è la tua. Finisci per non vederti e non ascoltarti neanche tu.

Vivi seguendo le regole del “Devi capire, sei la più grande”. I più piccoli vanno capiti. A loro è concesso tutto, i più grandi invece non possono permettersi di manifestare rabbia o emotività. Devono solo capire e comportarsi da grandi. Ma, loro, chi li capisce?

Ti carichi di un’eccessiva responsabilizzazione che a quell’età è un peso forse troppo grande da portare.

E così, diventi eccellente in alcune aree, che ti permettono di accontentare le aspettative altrui e sentirti accettata, mentre altri aspetti della tua vita piano piano perdono vitalità e muoiono senza che neanche tu te ne accorga.

Passi una vita cercando di capire i bisogni degli altri e a un certo punto dimentichi quali siano i tuoi.

Giustifichi, accetti, passi sopra, metti in secondo piano tutte quelle che possono essere le tue richieste emotive, metti da parte te stessa.

Diventi bravissima. Riesci anche a prenderti colpe che non hai pur di difendere e giustificare chi ti ha ferito, ingannato, umiliato, chi si è preso il tuo cuore e l’ha messo in un tritacarne.

Fin quando non ce la fai più. Fin quando non ti accorgi che amare (e non intendo solo il partner) non corrisponde necessariamente ad essere accondiscendente. A capire tutti, perché così ti hanno insegnato, perché  “dai- sei la più grande-non puoi metterti a fare i capricci pure tu”. Perché hai paura che, se non lo fai,  potresti perdere chi ami.

Ma così facendo perdi solo te stessa.

Non è questo l’amore. L’amore è bidirezionale. Non è un punchball su cui gli altri possono sfogare la loro aggressività, perché tanto tu sei sempre lì, pronta a parare il colpo e ad assorbire tutta quell’energia negativa.

No, non va così.

E adesso, forse, l’ho imparato.

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2 risposte a "L’amore non è un punchball"

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