relazioni · vita

Posso dare un’occhiata (nella tua vita) ?

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Riguardo ad alcune questioni spinose e di difficile risoluzione ho deciso di cambiare prospettiva.

Ad esempio, se una persona sparisce, non mi chiedo più perché l’abbia fatto, piuttosto mi interrogo sul perché abbia deciso di entrare nella mia vita.

Una sottile, ma fondamentale, differenza.

C’è un negozio di oggettistica e articoli di arredamento shabby che adoro. Ogni volta ci entro, guardo tutto e poi, puntualmente, esco a mani vuote salutando con un “Grazie, arrivederci”.

Più o meno la stessa dinamica delle persone che entrano a fare un giro nelle stanze della tua esistenza, toccando, guardando, chiedendo i prezzi e alla fine ti salutano con un arrivederci e grazie, senza neanche darti il tempo di mostrare loro quel vaso antico, rifinito a mano, conservato in un angolo nascosto, perché troppo delicato.

Il più delle volte, neanche salutano. Nè arrivederci, né grazie. Escono alla spicciolata come se si vergognassero di quel giro infruttuoso.

Lo so: comprare non è obbligatorio, guardare e farsi un’idea della merce è un diritto di tutti gli acquirenti. Ma a volte già si sa che non acquisteremo niente e che che quell’aggirarsi tra tazzine e teiere è solo un modo per passare una mezzora diversa in una mattinata libera.

A volte ci si potrebbe limitare a scrutare le vetrine, senza creare false aspettative nei commercianti. Ma le vetrine stesse sono allestite per fungere da richiamo.

Forse è questo il punto. Forse, chissà, magari ciò che esponiamo in vetrina alla fine non corrisponde con quello che abbiamo dentro?

Forse dobbiamo ammettere che qualcuno voglia entrare solo per “dare uno sguardo”, accettando implicitamente che poi possa pure uscire senza aver comprato niente?

Non lo so. Certo è che ormai sono diventata una maestra Zen dell’accettazione, chè tanto, stare a scervellarsi sulle motivazioni degli altri non porta a niente, se non a perdere tempo ed energie, ma, a volte, mi piacerebbe fare un giro nella testa di questa gente.

Per poi uscirmene, a mani vuote, con un “Arrivederci e grazie”.

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