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Solidarietà? Meglio la critica: è più radical chic!

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Non sono arrabbiata. Sono nauseata, sono schifata, sono inviperita. Sto qui inerme a vedere la mia terra che cade a pezzi e a vedere lo scempio che di essa stanno facendo, non solo le piogge e le frane, ma anche il “contributo” di media e di intellettuali d’assalto.

Scrissi un articolo sull’empatia, tempo fa. Era un’autocritica per chi fa il mio mestiere ma ora mi duole constatare che è un concetto astratto un po’ ovunque. Empatizzare è troppo faticoso, bisogna andare nel profondo, avvertire le stesse sensazioni che prova l’altro per condividerle. Richiede troppo spreco di energia: meglio continuare a galleggiare in superficie, nel mare dell’ovvietà e dei luoghi comuni.

Non è da tutti vedere le immagini di una Chiesa crollata a pezzi e pensare che per qualcuno essa è un simbolo, è il cuore di una comunità. Che si possa essere cristiani o meno è così. É stato il posto che ci ha visti crescere bambini e ragazzini, che ha dato spazio all’associazionismo, è il luogo in cui hai visto le tue amiche radiose sull’altare e in cui hai detto addio ai tuoi nonni. É una parte della tua vita e quelle immagini sono un colpo al cuore.

Però fa più figo dire “Ve la siete cercata” “Gli amministratori ve li siete scelti voi” “É tutto abusivo”

Facciamo finta per un attimo che sia vero. Significherebbe che adesso il nostro dolore e il nostro strazio non meritano di essere ascoltati, che un paese in ginocchio non merita di essere aiutato?

A me di solito quando arriva un paziente con un infarto che si fuma tutta l’Ilva di Taranto o si mangia un Mc Donald’s intero mica gli dico “Beh, che vuoi? Te la sei cercata” Gli salvo la vita e basta. Le considerazioni le rimando a dopo.

Sarà che per struttura mentale e deformazione professionale sono estremamente pragmatica e ragiono per priorità, so che c’è un momento per agire e uno per filosofeggiare o improvvisarsi opinionisti.

Perché quando in mezzo al fango, tra le lacrime e il coraggio di chi affronta un dramma, nelle mani della parte più bella di questo paese che lavorano con sacrificio aiutandosi l’un l’altro, riuscite a vedere solo il marcio beh, mi fate un po’ pena e vi trovo un po’ fuoriluogo.

Tutti carini voi dietro le vostre tastiere da professorini mentre c’è stato chi per filmare, documentare e garantire un’informazione seria e corretta è stato al freddo sotto la pioggia, mentre i giovani creavano una catena di solidarietà, mentre la paura per quel mal tempo che sembrava non finisse mai diventava terrore.

In tragedie come queste si dovrebbe sentire la vicinanza, non solo delle istituzioni, ma anche dei nostri fratelli e invece il fango diventa terreno di coltura per le banalità di chi proprio non può fare a meno di aprire bocca.

Le critiche sono sempre bene accette. Quelle costruttive però, quelle che possono apportare un contributo serio e non porsi il fine di distruggere con le parole ciò che non ha distrutto un’alluvione.

Non è mia intenzione passare al paradosso del negazionismo. I problemi ci sono, eccome. Ma c’è una parte meravigliosa di questa terra che lavora, lotta e vive con dignità e che è capace di farla risplendere.

Che non è collusa se non con la propria coscienza e con la voglia di cambiare le cose, nel suo piccolo.

“Eh ma si sa che in Calabria siete collusi con la mafia”  Ah bè, si sa, certo. Non si sa invece che in altri posti l’illecito è all’ordine del giorno, ma non fa notizia. Noto con piacere, comunque, che molta gente è stata investita della carica di Alto commissario per la tutela della legalità in Italia.

Per me la legalità è un concetto molto più ampio. É un modus vivendi che mi hanno trasmesso i miei genitori e di cui vado estremamente fiera. E quindi, lezioni di moralità da gente che per ottenere favori seppur piccoli, chiede al compare o all’amico dell’amico, non le accetto, grazie. Soprattutto mentre ho il cuore straziato.

Più che le analisi da opinionista da salotto e le considerazioni da talk show, ci sarebbe bastato un “Mi dispiace”.

Ma ripeto, fa meno figo.

Comunque sono speranzosa per il futuro: visto il consistente patrimonio di integrità morale che ho avuto modo di apprezzare in questi giorni, sono certa che questa società sarà sempre migliore. Senza noi calabresi, ovviamente.

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4 risposte a "Solidarietà? Meglio la critica: è più radical chic!"

  1. Natalia, non abbiamo fatto notizia perchè la notizia ce la siamo fatta noi stessi. I miei colleghi ieri non sapevano nulla di quanto accaduto. E oggi nessuno mi ha detto una sola parola. Non sanno…
    Ieri sera ho visto on demand il tgr Calabria delle 19.30. Intervistato, lo stesso Tansi, responsabile della Protezione Civile Calabria, geologo, ha dichiarato che in Calabria esistono 120.000 abitazioni abusive, non presenti nei registri del catasto. Vuoi che non si riprendano le parole di Tansi a proprio uso e consumo?
    Ho visto tanti scritti, troppi forse, e allora ho fatto un passo indietro. In questo momento non ho scritto nulla. Ho sentito solo il dovere di far girare più possibile le notizie che arrivavano domenica (non sono riuscita a chiudere occhio la notte, pensando a cos’altro ancora poteva accadere). Una semplice cartina geografica della provincia di Reggio, con indicati i punti di collasso della viabilità per far capire lo stato di isolamento, sta facendo il giro del web.
    Noi, al momento e nelle condizioni in cui siamo, possiamo solo fare questo, dare risonanza a ciò che avviene, noi che sappiamo, noi che conosciamo.
    Grazie per i tuoi sempre intensi scritti.

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    1. Io ero troppo arrabbiata, Mara, e non ce l’ho fatta a tenermi tutto dentro. Anche perchè, ripeto, non accetto lezioni di morale da società sicuramente non più “limpide” delka nostra. Grazie per il tuo commento ❤️

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