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Basta non dire ti amo

Sorgente: Basta non dire ti amo

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Il mare d’inverno

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Oggi pomeriggio ho rivisto una mia amica storica. Abbiamo pranzato insieme e poi siamo andate a fare una passeggiata a mare.

C’era vento e piovigginava un po’.

Ma il mare era magnifico. Magnifico e potente come solo il mare d’inverno sa esserlo. Le onde si infrangevano contro il molo, trasformandosi in una schiuma bianca che solleticava le nostre guance con i suoi spruzzi dispettosi.

Maestoso e irriverente. Suggestivo e disarmante.

Io ci metterei il mare d’inverno tra gli indicatori della qualità della vita.

Perché secondo me chi non ha mai visto il mare d’inverno , chi non si è lasciato ipnotizzare dai suoi flutti, chi non ha cercato conforto in quell’andirivieni, chi non si è emozionato con quell’amplesso tra le onde e la spiaggia che termina in un potente orgasmo della natura, è come un puzzle a cui mancano i tasselli centrali .

É incompleto.

Ha un vuoto, un deficit, che nessun autobus in perfetto orario potrà sanare.

 

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Prato fiorito

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Quelli un po’ “datati” come me, ricordano che, quando non esistevano ancora smartphone o tablet, andava forte un giochino per PC chiamato “Campo minato” o, nella sua versione più politically correct, “Prato fiorito”.

Insieme al solitario era un modo simpatico per impegnare i momenti di noia, prima dell’avvento di passatempo più interattivi come Candy Crush o fare danni conoscendo gente sui social.

Il gioco era abbastanza semplice: lo scopo era ripulire un campo minato senza far esplodere le mine, cliccando su caselle coperte che potevano nascondere uno spazio libero oppure il temuto ordigno.

Personalmente non sono mai riuscita a finire una partita, ero abbastanza negata e parecchio sfigata.

Comunque, se avevi la bravura e la fortuna di non saltare subito in aria e proseguire il gioco fino a uno step abbastanza avanzato, alla fine ti giocavi tutto sulle ultime mosse e una volta arrivata fin lì dovevi stare attentissima e calcolare il peso di ogni click.

In fondo la vita sentimentale non è anch’essa un campo minato? (e un po’ meno un prato fiorito, in verità).

Dopo che per anni e anni hai infilato con sapienza e maestria scelte sbagliate su scelte sbagliate,  come se fossero charme su una guida d’acciaio Pandora che è la tua vita, beh, a quel punto, dopo che hai i cassetti pieni di braccialetti, forse pensi che sia arrivato il momento di cambiare articolo. Per evitare di ricominciare un’altra collezione (anche perché di spazio, ormai, non ce n’è più così tanto).

Se non vuoi esplodere sotto la mina di turno ora devi stare davvero attenta alle scelte che fai e soppesarle meticolosamente.

Il tempo del ragionare d’impulso è finito, anche perché, non solo spesso ti ha portato solo guai ma, altrettanto frequentemente, ti ha buttato tra le braccia di chi non faceva affatto al caso tuo, facendoti supporre, a distanza di anni, di aver subito sicuramente una temporanea compromissione della capacità di intendere e di volere.

Storie cancellate, rimosse, eradicate dalla memoria che solo se ci pensi sbatti la testa al muro.

Però, se pensate che stia rinunciando al mio lato passionale, sbagliate, perché sarebbe impossibile violentare la propria natura. Fare attenzione a dove metti il mouse, le mani, il cuore non vuoi dire per forza essere asetticamente razionali e mettere da parte l’istinto, le emozioni, le sensazioni, ma solo prendersi un po’ di tempo per capire.

Non partire subito in quarta, né in un senso, né in un altro. Non scartare immediatamente qualcuno sulla base di preconcetti o sensazioni “a pelle” e analizzare bene ciò che al contrario ci attira.

Una mia amica mi ha detto “Spero che ora cambierai gusti”. Cambiare proprio gusti non è facilissimo anche perché spesso non è una questione di gusti ma di contesti, circostanze, strane alchimie.

Però sì, un po’ di tempo per soffermarmi su dove mi portano questi gusti me lo voglio prendere.

Chè di far finire il gioco saltando in aria, ora non ne ho proprio voglia.

 

 

 

 

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Smartphonisti Anonimi

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“Ciao sono Natalia e sto da 15 giorni senza Iphone!”

“Ciao, Natalia!”

Eccomi qua, in una virtuale stanza di un immaginario gruppo di autoaiuto a raccontare i progressi della mia disintossicazione da smartphone.

Disintossicazione del tutto casuale e non cercata. Non ho mai fumato e non ho idea di cosa sia (se non a livello teorico e farmacologico) l’astinenza da nicotina, ma credo che mi stia capitando la stessa cosa che capita ai fumatori quando, per cause estranee alla propria volontà, si ritrovano senza la loro droga quotidiana.

Ecco, mi si è rotto il telefono. Ha navigato in cattive acque, diciamo, e io non sono riuscita a salvarlo.

L’ho portato ai ragazzi dell’assistenza con lo stesso stato d’animo, oscillante tra lo speranzoso e il rassegnato, di chi chiede un consulto all’ennesimo luminare.

“Ho un caso disperato”

“Acqua?”

“Già.”

“Ahi ahi ahi”

Nonostante la gravità del caso l’ho affidato alle loro cure.

Per poter restare connessa con il mondo che mi circonda ho pensato allora, nell’attesa di un responso, positivo o negativo, di mettere la scheda in un vecchio Samsung. Il ritorno forzato ad Android è durato solo qualche ora.

In fondo, un vecchio telefono è un po’ come un vecchio fidanzato: quando lo riprendi scopri il motivo per cui l’hai lasciato.

E quindi, meglio ripiegare su un tranquillissimo Nokia. Uno di quelli che  carichi e poi ti scordi il caricabatterie, quelli con le funzioni base: telefonate, messaggi, shake, sudoku al massimo.

E, inaspettatamente, scopri che tu, che vivevi incollata al cellulare, schiava di notifiche, messaggi, avvisi, puoi vivere benissimo anche senza. Che chi ti vuole per comunicarti qualcosa di importante o solo per sentirti trova il modo per raggiungerti.

Inizi a lasciare il telefono ovunque, o a dimenticarlo in modalità silenziosa, riappropriandoti dei tuoi spazi, libera dalla necessità di rispondere a messaggi inutili, di cancellare video che nemmeno apri, di avere l’ansia da doppia spunta blu. Soprattutto sotto le feste.

Riscopri quanto sia meraviglioso, per un sociopatico, vivere senza whatsapp.

Mi sta così piacendo che per un attimo ho anche avuto la pazza idea di non tornare più alla vita da smartphone. Ma so che sarebbe utopistico. Spero allora che questo esperimento mi possa servire per rimodulare il mio rapporto col telefono. Se no, sarà un attimo ritornare al piccolo Nokia che è sempre una certezza.

 

PS  A te che continui a leggermi e che avrai fatto un balzo dal divano, appena hai appreso della fine del “nostro gioiellino”: so che muori dalla voglia di conoscere i dettagli. Non li saprai mai.

 

 

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Toy boy dei paesi tuoi

 

 

Uno dei fenomeni mediatici che spacca il web in due è indubbiamente la blogger Selvaggia Lucarelli: o la si odia o la si ama, o la si insulta pesantemente o la si applaude.

Personalmente a me piace molto, pur trovandola inopportuna in alcune occasioni, ma sono libera da preconcetti e puzze sotto il naso che mi impedirebbero di sorridere della sua penna ironica e graffiante e di emozionarmi coi suoi pensieri più profondi.

Da oggi ho un motivo per stimarla ancora di più. Il suo nuovo fidanzato. Un musicista di 26 anni.

Stima, stima, stima.

Ho palesato questo entusiasmo in un mio stato di FB e si è scatenata una diatriba, nata da visioni divergenti sugli equilibri anagrafici della coppia.

Il mondo è bello perché è vario, così, dalle opposte fazioni sono venuti fuori consigli ed esortazioni di differente carattere.

Qualcuno si è associato al mio entusiasmo, altri, più cautamente, hanno inneggiato al valore della maturità.

Tendenzialmente, sarà perché la mia testa è rimasta sempre piccola, corentemente con la mia statura e la mia taglia di reggiseno, non ho mai frequentato gente più grande di me. Al contrario.

Solo una volta mi sono lasciata sedurre dal fascino di un uomo più grande.

Ed è stata subito tragedia.

La prima tragedia è che, nonostante portasse  benissimo i suoi anni, se pensavo alla sua età mi sembrava “vecchio”. Ma aveva l’età che ho io adesso.

La seconda tragedia era il baratro tra diverse  vedute, mentalità, modus vivendi che dieci anni rappresentano.

Del resto avrei dovuto fiutare subito l’odore del dramma, come il mio gatto fiuta l’odore del prosciutto.

Quando apri lo sportellino della macchina e ti trovi nelle mani una boccetta di Iperico, lo guardi interrogativa e lui ti risponde “L’essere umano è perennemente infelice”

Quando tu hai trent’anni e sei nel pieno della tua vita, dei tuoi progetti, della tua corsa verso il futuro e vai a sbattere contro il muro della frustrazione e dell’insoddisfazione, quando vedi in lui una persona “arrivata” che fa già il lavoro per cui tu stai studiando, che è professionalmente realizzato e lui ti dice “Ho quarant’anni e la ma vita è un fallimento”.

Solo perché non ha una compagna, dei figli, una famiglia sua. A 40 anni, mica a 70, eh.

Sì, sarebbe bastato questo, lo so, ma a volte (sempre) soffro di una strana forma di miopia sentimentale.

E poi, lo ammetto, avevo una storia più importante da dimenticare. E così ho continuato su questa strada lastricata di dubbi e stranezze, mentre sentivo il suo mondo distante anni luce dal mio.

Finchè la tragedia non raggiunse il suo climax. Quando, spinto da quest’irresistibile voglia di mettere su famiglia e incurante della mia necessità di una frequentazione soft, mi presentò a sua madre.

E lì fu l’apoteosi. Lei mi odiò subito. Dalla prima volta che mi vide: in quella imbarazzante situazione che più che una cena era un test d’ammissione, dove io con le mie extension viola e i collant arancioni ero l’esaminanda, mentre la madre amimica e la sorella col cardigan grigio, abbinato alla sua anima, erano la commissione.

Fu un crescendo di musi, incomprensioni, sarcasmo gratuito.

Fin quando, essendo miope ma non masochista, mi esplosero le ovaie. E allora mandai tutto a quel paese: madre, figlio, sorella e mi riappropriai della mia libertà e della mia vita fuori dalle (loro) regole.

Durò poco, pochissimo, ma il necessario per farmi ricordare perché io, quelli più grandi, non li avevo mai considerati.

Dopo la fine di questa storia lui ha continuato la sua corsa contro il tempo per la costruzione di una famiglia e si è subito sposato.

Io, adesso, ho la sua età di allora: non ho più le estenxion ma solo un piercing ed un tatuaggio, non mi sento una fallita perché non ho un compagno e dei marmocchi, e continuo felicemente la mia vita.

 

http://www.gossipblog.it

Grazie a: F.C. (Evito di Dirlo) per il titolo e a Presa Blu (uaresovain) per l’ispirazione 😉