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Immobilità

Quant’è strano. Sei la persona che ho amato di più in questi anni, quella che ha risvegliato in me emozioni sopite, quella che mi ha fatto rivivere l’amore e sperare in esso, quella che mi ha spalancato le porte di tenerezza e passione. Quella senza cui sentivo di non riuscire a vivere neanche un minuto. E sei l’unica per cui non ho lottato. L’unica della quale ho accettato la dolorosa sentenza senza battere ciglio. Senza versare una lacrima. Senza scompormi di un millimetro. L’unica che non ho provato a cercare. L’unica fine a cui non ho provato a rimediare. Forse chissà, perchè quando si diventa così grandi non si ha più voglia di combattere, forse perchè si capisce che non ne vale la pena, forse perchè impari che non si può costringere nessuno ad amarti e che nessuno merita di essere inseguito. O forse perchè c’è una relazione lineare e matematica tra l’intensità del dolore e l’incapacità di muoversi. La delusione ti ha annientato, la sofferenza ti ha provocato una paralisi. E l’unica cosa che puoi fare è stare lì, ferma. E aspettare che passi. Perché passerà anche stavolta, ci potete giurare.

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Troppo amore?

Esiste davvero un troppo in amore? Esiste una misura del tempo, del peso, dell’intensità? Un dare troppo, un troppo presto, un troppo in fretta, un troppo amore?
O, piuttosto, ognuno ama nell’unico modo che sa?
Mi risponderete che chi ama così tanto, chi protegge e custodisce l’altro, chi cerca di renderlo felice, chi gioisce di ogni suo sorriso e soffre di ogni suo turbamento è inevitabilmente il più debole della coppia. Sarebbe fantastico se la bilancia fosse in equilibrio tra amore dato e amore ricevuto ma spesso non è così, e lo sappiamo.

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E allora? Dobbiamo forse modificare la nostra natura e adattarci a un modo di vivere che ci vuole sempre più egoisti, individualisti e opportunisti? O comunque non smettere di amare come sappiamo fare, rischiando e mettendoci in gioco, sempre? Lanciando questo cuore già ammaccato al di là del muro della paura?

Sì, e senza doverci rimproverare niente dopo. Mai.
Mai cadere nella trappola del “forse ho dato troppo” perché abbiamo dato ciò che sentivamo di dare. E se, qualcuno, dall’altra parte, non è riuscito a capirlo o ad apprezzarlo, non è un problema nostro ma suo.

E non date retta a chi vi dice che il troppo amore fa scappare: scappa solo chi in quel mare di sentimento non sa nuotare.
Sono stufa anche del “troppo in fretta” perché nessuno ci ha messo un timer, nessuno può scandire il tempo delle emozioni, nessuno può regolare l’intensità di un fuoco che sta divampando.
La passione esplode e travolge come un fiume in piena, non si ferma a prendere misure o calcolare tempi. E ogni storia ha il suo tempo. Ma il tempo lo scandiscono i battiti del cuore. E se il battito accelera, accelera anche la danza dei corpi e delle anime, in un turbinio di volteggi che ci fa perdere la testa.
E perdere la testa è destabilizzante ma è meraviglioso.
Qualcuno ha paura di bruciarsi perché è troppo vicino a queste fiamme? Non è ancora pronto ad essere scaldato da un fuoco che gli cambierà la pelle. Nell’incendio dell’amore non ti ci puoi buttare con elmetto e tuta ignifuga.
Mi è stato detto “Voglio andare piano perché ho paura di bruciarmi”.  “Non sono innamorato di te” è invece la traduzione.
Ma io gli ho creduto e quella a rimanere ustionata, ovviamente, sono stata io.
Se il mio cuore adesso potesse parlare mi insulterebbe, mi direbbe che non so prendermi cura di lui, mi chiederebbe di chiuderlo in un posto dove nessuno possa più fargli del male. Ma poi, lo so, poi vorrebbe uscire e continuare a battere ancora.
Perché forse l’amore è una cosa che anche quando pensi di non averne più, all’improvviso dal nulla si riforma e si rigenera.

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Per noi

per noi

Per tutte le volte che ci siamo dette “Che stupida che sono”, anche se stupide non lo siamo.
Perché abbiamo seguito una passione, cavalcato un’emozione, regalato il nostro cuore a chi non ha saputo prendersene cura.
Non siamo noi le stupide, no.
Per tutte le volte in cui i nostri occhi hanno voluto vedere ciò che volevano vedere e ignorato ciò che sembrava inaccettabile.
Non eravamo cieche, no.
Per tutti i “mi dispiace, non ti amo” arrivati dritti come un pugno nello stomaco, che ci hanno messo a terra, come pugili massacrati in un incontro tra categorie differenti.
E per le notti passate a chiedersi dove abbiamo sbagliato e perché siamo quelle sbagliate.
Non siamo noi quelle sbagliate, no.
Per tutti i NO che non siamo riuscite a dire, per i momenti di debolezza, per il nostro scioglierci come ghiaccio al sole davanti a una carezza, invece di essere roccia granitica.
Non siamo deboli, no.
Per tutte le nostre contraddizioni, i voglio-non voglio, le speranze, le illusioni.
Per le lacrime che bruciano come fuoco su una pelle già ustionata.
Per il nostro voler crederci sempre e comunque.
Per la nostra ostinazione.
Per tutto questo dolore che cerca una via d’uscita e a volte non la trova, resta dentro ad agitarsi e a sbattere sulle finestre dell’anima.
Per quando non riusciamo più a seguire il cuore, perché delusioni e amarezze ci hanno paralizzato.
Perché possiamo imparare a perdonarci e a perdonare.
Perché dire di sì all’amore non è mai sbagliato.
Perché da qualche parte, in qualche angolo di tempo e di spazio, ci sarà un briciolo di felicità anche per noi.