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La pioggia delle idee

pioggia

Il ritorno al paesello ha sempre una connotazione di accoglienza e accudimento, specie in quei momenti in cui senti maggiormente il bisogno di essere accudita e accolta. E dopo la passeggiata/sfogo con l’amica “tosta”, quella che ha sempre la risposta a tutto e che è capace di aprirti gli occhi, arriva il momento del confronto con l’amico uomo. Non un uomo qualsiasi, ma uno con intelligenza, sensibilità e spirito di osservazione fuori dal comune. Uno che guardandoti negli occhi ti dice la verità che non vorresti sentire ma senza ferirti, uno che resetta le tue paranoie, uno con cui è fantastico confrontarsi per gli enormi spunti di riflessione che ti regala.
Sulle panchine di una piazza che è stata la tua culla, lo scenario dei tuoi amori giovanili, il palcoscenico della tua adolescenza, sotto una fitta pioggerellina che dà quel tocco dolcemente malinconico a un primo maggio di maltempo, parliamo di sentimenti e di relazioni.
Lui mi dice che in ogni sentimento e in ogni relazione, in fondo c’è sempre un fondo di opportunismo e utilitarismo e nessuno è immune da questo vizio di forma.
“Si dovrebbero scegliere persone lontane da noi, dai nostri contesti, dal nostro ambiente. Le persone dovrebbero amarci semplicemente perchè siamo noi e non per il nostro ruolo, i nostri successi, il nostro essere brillanti, ma solo perchè siamo noi”
Mi dice che tanti uomini partono in quarta e poi, dopo poco, ingranano la retromarcia. Perché hanno paura. E non paura degli impegni, delle discussioni, delle responsabilità, delle difficoltà di una vita a due, ma hanno paure di voler bene. Paura di donare se stessi. Dice che siamo scivolati pericolosamente nella deriva dell’ anaffettività.
“Io ti conosco bene” mi dice “tu sei una che dà senza riserve e il guaio è quando, sul tuo cammino, trovi persone che partono con delle riserve già costruite, portandosele dietro in un tentativo di far funzionare qualcosa che sanno già non possa funzionare”. Nel migliore dei casi, aggiungerei io. Nel peggiore parlerei di estrema superficialità e malafede.
Concordiamo sull’incontrovertibile dato che ormai siamo tutti abbastanza grandi dal sapere a cosa andiamo incontro entrando nella vita di una persona, dei rischi che corriamo, delle responsabilità che dobbiamo assumerci. Perché siamo anche in grado di capire che tipo di persona ci troviamo davanti.
Squilla il telefono. E’ festa, e siamo sempre in un paese del Sud. La famiglia lo attende intorno a una tavola imbandita.
Prima di salutarci mi ricorda che un rifiuto non deve mai mettere in discussione la nostra persona o minare la nostra autostima. Farci sentire meno belli, meno intelligenti, meno qualcosa degli altri. Semmai, è proprio chi questo rifiuto te l’ha sbattuto in faccia, che dovrebbe mettersi discussione.
Che razionalmente, ‘ste cose le sappiamo tutti. Ma non ci crediamo mai fino in fondo.

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