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CHIUSA UNA PORTA SI APRE UN PORTONE (il “best of” delle simpatiche frasi consolatorie che tutte ci siamo sentite dire)

Vertical photo collage of 25 front doors
A photo collage of 25 colourful front doors to houses and homes
Quando qualcuno ti dà il benservito e ti lascia sgomenta e disperata, non può mancare l’inesorabile trenino di frasi fatte sciorinate, con intento consolatorio, da mamme, sorelle, amiche o cugine. Puntuali come le mestruazioni il primo giorno di ferie. Irrinunciabili come una decolletè a un aperitivo elegante. Indispensabili come il sacchetto profumato per la pattumiera.
Recito prima un mea culpa, perchè l’ho fatto anche io quando mi sono trovata nella parte scomoda dell’amica di un cuore infranto. A volte, purtroppo, lo si fa a fin di bene, senza pensare che certe parole hanno lo stesso potere taumaturgico di un “Ha smesso di soffrire” detto a chi ha perso una persona cara.

Faccio qui una breve carrellata dove tutte (e tutti) potranno riconoscersi: scagli la prima pietra chi, in un fondo di letto, col cuscino intriso di lacrime, non si è trovata davanti a uno di questi preziosi incoraggiamenti.

Il must dei must: “Chiusa una porta si apre un portone”. Ecco qua. Ci deve essere qualche strano gioco degli specchi nella mia vita perchè dietro al fantomatico portone spunta sempre un altro coglione. E poi, cosa vuoi che me ne importi di questo splendido portone adesso, che ancora sto col ghiaccio sulla fronte per la porta che mi è stata sbattuta in faccia.
Variante new age: “L’universo ha in serbo qualcosa di grande per te”. L’universo dovrebbe smetterla di giocare a nascondino, allora.

“Chi ti ama non ti merita” Altro evergreen, intramontabile come un foulard Chanel. Magari si merita una meno bella, meno intelligente, meno ironica, meno indipendente. Ma resta il fatto che questa meno tutto che si merita la amerebbe, mentre di me non è innamorato. Obiezioni?

“Eri troppo per lui”. Bellissima. Se vi convincete di questo potete essere preda di un delirio di autostima di durata variabile da 10 minuti a diversi giorni. Salvo poi svegliarvi e ricordarvi che troppo o non troppo, lui non vi vuole.

“Non sa che si è perso” Lo sa, lo sa e come se lo sa. Mica stava con mio fratello o col mio gatto. Stava proprio con me: me nei momenti di allegria e me nei momenti di tristezza, me col tacco 12 e me in pigiama, me accondiscendente o me arrabbiata. Me. Quella persona che lui ha deciso di perdere, autonomamente e deliberatamente.
“Si mangerà le mani” No, non se le mangerà. Idem come sopra, con patate.

“Non sai che fortuna hai avuto!”  Yahoooo!!! Sto festeggiando con trombette e coriandoli mentre stappo bottiglie di fiori di Bach. Anche se razionalizzi e concordi, anche se sai che tra qualche mese o qualche anno, come sempre, ti troverai a pensare al tizio in questione chiedendoti “Ma come diavolo ho fatto?”, ancora è troppo presto per ringraziare il cielo di essere stata lasciata.

“Non puoi stare male per un cretino come lui” E lo so. Vogliamo aggiungere alla sofferenza pure il senso di colpa per una guarigione che tarda ad arrivare? Coi miei tempi riderò pure io di me stessa, ma per adesso sto male. E stare male per un cretino è da cretini, lo so.
Ergo, sono una cretina anch’io.

Fa il paio con questa “nonpuoichiudertideviuscireconosceregente” detta mentre hai la stessa voglia di socializzare o incontrare altre persone di una tartaruga in letargo.

Chè la Primavera un bel giorno arriverà e dal letargo ci usciremo e magari scopriremo che avevate pure ragione ma per ora, lasciateci alle nostre lacrime e, se proprio volete fare qualcosa, stringeteci in un abbraccio.
Con quello non si sbaglia mai ❤

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Ricominciare

Quando finisce una storia, che sia durata due mesi due anni o venti, è sempre come aprire la finestra in una giornata di primavera e trovarsi davanti un cielo cupo. E’ dover uscire di casa e affrontare ogni giorno un uragano. Quello del cuore, dei pensieri, delle emozioni. Ma anche quello dei consigli, delle teorie, dei “dovevi” e dei “non dovevi”. Perché -si sa- da fuori è sempre tutto più facile. Ma dentro quel tornado che ti scombussola l’anima fino a renderla irriconoscibile ci sei solo tu. Quindi arriva un momento in cui, dentro quella bufera, bisogna ricominciare ad orientarsi e fare chiarezza, aggrapparsi all’albero della consapevolezza per smettere di essere sbattute da un consiglio all’altro, da una teoria all’altra, da un senso di colpa all’altro.

 

Fermarsi e riprendere il contatto con se stesse.

Cercare le risposte dentro di sè.
E mentre vedi il cielo che si schiarisce aleggiano sulla tua testa i nuvoloni dei mille interrogativi non risolti. Le cose che avresti voluto chiedergli e non hai fatto perchè non sei riuscita o non hai potuto, perchè non c’è niente di più difficile che mettere un uomo davanti a un confronto, perchè la velocità con cui si fiondano nella tua vita è esattamente proporzionale a quella con cui fuggono dalle spiegazioni. Perché in fondo neanche loro saprebbero come e cosa spiegare. E sai che allora quelle risposte, da lui, non le avrai mai.
Capire i propri errori.

Senza condannarsi o giudicarsi, riappropriarsi dei propri sentimenti e della propria sensibilità. Smettere di sentirsi sbagliate solo per aver fatto o non aver fatto qualcosa che altri avrebbero o non avrebbero fatto.
Sei tu. Tu e basta. Tu soltanto. Tu col tuo modo di guardare il mondo, tu col tuo modo di sentire gli altri. E non sei poi così male. Anzi, se tornassi indietro, a parte qualche piccola modulazione, forse rifaresti tutto nello stesso modo. Con lo stesso amore, con la stessa fiducia, con lo stesso slancio.
Perché il dolore che viene da un amore finito dura un po’ ma poi passa trasformandosi in qualcosa di più grande. Mentre l’amore non dato, le carezze trattenute, i baci soffocati, quelli, non ce li restituisce più nessuno.

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Stop and GO

stopoandgo

 

Questo è un post positivo e propositivo per mettere fine alla deriva melodrammatica in cui è scivolato il mio blog negli ultimi tempi.

Ieri ho ricevuto la telefonata di una mia amica in pensiero per me. Io la chiamo “il mio angelo biondo” perchè è una di quelle persone che la vita ti regala nei momenti di difficoltà. Era preoccupata per gli scritti dell’ultimo periodo che riflettevano, ovviamente, un momento di grande disagio e sofferenza. E allora ho deciso di dire basta. Basta con le lacrime, basta con l’autocommiserazione, basta coi perchè, basta anche con la rabbia.

Sono già passati due mesi e sono stati davvero duri, per tanti motivi. Momenti di sconforto ce ne saranno ancora ma è il momento di smettere di guardarsi il ginocchio sanguinante, continuando a strillare. É il momento di darsi una ripulita, di vedere che alla fine erano solo due goccine di sangue, togliere via quel fastidioso terriccio e rimettersi in sella.

“Mi dispiace troppo sentirti così, lo vorrei prendere a pugni”. Ma ne vale la pena? Alla fine uno che si è fatto sfuggire una come me si è già preso a pugni da solo, diciamolo.

E poi, quando sei lì che ti dici che non devi più piagnucolare, mentre piano piano ti rialzi, inizi a vedere tutto più chiaro. Inizi a capire che a volte, chi ti lascia, ti fa solo un gran favore, perchè un vulcano non può stare con una pozza di acqua sulfurea, perchè se vuoi un bambino vai a giocare con tuo nipote ma un uomo è ben altro, perchè chi è fuggito, andandosene, ha fatto solo spazio nella tua vita per qualcosa di meglio. Capisci che è facile restare abbagliate da ciò che sembra amore ma che poi, alla fine, è solo un bisogno. Un bisogno che si esaurisce quando non è più necessario.

E all’improvviso ti illumini e ritrovi la tua vena zen: ringrazi e lasci andare (possibilmente a quel paese).

 

PS Katia questo è per te. Io non mollo, TVB ❤