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Il coraggio di scrivere

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PREMESSA: Questo è un post un po’ datato, recuperato dalle bozze, che avevo scritto tempo fa e poi dimenticato di pubblicare. Ma mi cade a “fagiuolo” in questo momento. Mi è tornato alla memoria perchè oggi una persona in carne e ossa (e non un follower o un’amica virtuale) mi ha fatto i complimenti per i miei scritti. E ogni volta rimango sempre un po’ sorpresa, perchè non penso mai che cose scritte solo per me stessa possano piacere così tanto ad altri. Capita anche in un momento un po’ particolare di isolamento e chiusura. Un momento in cui ho messo in discussione l’opportunità di rendere pubblico il mio privato e dar sfogo a riflessioni personali, a causa di situazioni antipatiche generate dalla mia ingenuità. Ma poi ho pensato che in fondo questo è il mio spazio, questa è la mia terapia, questo è il mio ossigeno e nessuno ha il diritto di impedirmi di respirarlo. Io ho sempre reagito così agli insulti della vita: scrivendo. Magari altri si ubriacano, invece io scrivo. Okay, io mi ubriaco e scrivo. Sono dettagli. Però almeno so scrivere.

E poi anche una sola persona che si riconosce nelle mie parole, nei miei pensieri, nelle mie emozioni, arricchisce e tiene in vita questo blog. Che in fondo è per pochi ma buoni, è per chi, in questa fragilità d’animo, riesce a riconoscersi.

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Ogni tanto qualcuno, nel dimostrarmi il suo apprezzamento per questo blog (che-come tutti i complimenti che mi fanno-accolgo con estremo imbarazzo), mi esprime anche la sua ammirazione per il coraggio di rendere pubblici momenti personali e riflessioni intime, e mettere “in mostra” la mia vita.

É curioso come, solo quando me lo fanno notare, io mi soffermi a riflettere su questo aspetto.

In realtà non me rendo conto neanch’io, perché questa sta diventando una cosa normale, una parte fondamentale della mia vita. Io scrivo e organizzo in parole i pensieri che ho dentro, quasi in modo catartico, dimenticando di valutare che da quel momento i pensieri non saranno solo miei, ma di tutti quelli che vorranno leggerli.

É un po’ come quando ho fatto la foto con la tigre. Mi dicevano “Sei stata coraggiosa” ma per me era solo un sogno che si realizzava, un’esperienza che non contemplava l’attributo della paura in quello slancio di entusiasmo.

Non è coraggio ma incoscienza, forse. E alla fine tutte le cose migliori della mia vita le ho fatte spinta da un moto di incoscienza.

Una forma di incoscienza che ora è diventata una cosa assolutamente necessaria.

Ed è strano, stranissimo. Come se fossi in balia di una sorta di dicotomia schizofrenica: io, che fuori da questo spazio di parole e di confessioni scritte sono chiusa in una timidezza e in una riservatezza che rasenta il patologico, poi riesco a spogliarmi di ogni pudore denudando la mia anima.

Non è sempre stato così. Prima i miei diari erano solo miei. A loro affidavo il compito di lenire il bruciore delle mie ferite o di mettere in ordine le mie confuse.

Poi nella vita si fanno alcuni incontri, che anche se si rivelano fallimentari, non avvengono mai per caso e ti lasciano sempre qualcosa. Un prezioso souvenir da mettere nella valigia del grande viaggio della vita.

“Solo quando riuscirai a superare l’imbarazzo del rendere pubblico ciò che scrivi sarai un vero scrittore”. Queste parole sono state il regalo inconsapevole che mi ha donato una delle persone incontrate nel mio cammino, forse non troppo per caso.

Allora mi era sembrata una frase buttata lì, un suggerimento che ero ben lontana dall’accettare e comunque non avevo introiettato in pieno la potenza di quell’affermazione. Poi è iniziata questa grande avventura e, quasi senza accorgermene, ho fatto il salto. E le sue parole sono riaffiorate, più vive che mai, dai cassetti della memoria.

“Signor Lauzi perché scrive solo cose tristi? Perché quando sono felice esco”.

Davanti a una delle sue citazioni preferite storcevo il naso. Non accettavo il fatto che per scrivere si dovesse essere per forza essere tristi e restarsene rintanati in casa.

Ma ho dovuto, in parte, prendere atto del fatto che avesse ragione: le mie cose migliori le ho scritte in momenti di grande tristezza.

Alla fine il coraggio che ho tirato fuori (anche se non me ne sono accorta, quindi non vale) mi sta ripagando alla grande. É veramente emozionante il feedback che ti dà tutto questo: persone che non sanno chi tu sia che ti seguono, altre che trovano ciò che scrivi così interessante da volerlo condividere.

É fantastico e sorprendente vedere che la gente si riconosce nei tuoi pensieri, nei tuoi tormenti, nelle tue disavventure. Dà un senso a tutto. Soprattutto dà una nuova dimensione a questa mia vita sempre in bilico, investe di un potere trasformativo un mio lato disfunzionale e carente, tirandone fuori una nuova opportunità.

Ed è assolutamente terapeutico.

PS Un grazie sentito di cuore a chi segue questo blog e si ritrova in questo spazio e un GRAZIE anche a TE, se mai un giorno dovessi leggermi.

Se non ti avessi incontrato, questo salto, forse, non l’avrei mai fatto.

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5 risposte a "Il coraggio di scrivere"

  1. Fino a qualche tempo fa (diverso tempo fa) pensavo anch’io si scrivesse solo nei momenti tristi, poi non ho cambiato idea, ma ho scelto di impegnarmi anche in quelli felici 😀
    Piacevolissima scoperta di oggi, ti seguirò con molto piacere!

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