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Come la fai la sbagli

Ultimamente, quando una storia va male e qualcuno mi molla, oltre a disperarmi, ammorbare amici e parenti, mettermi con la testa sotto il cuscino, mi dedico a una nuova ed amena attività terapeutica. Cercare sul web le risposte. Faccio ricerche tipo “Cosa fare se si viene lasciati” “Perché mi ha lasciato” e cose cosí, insomma. Divento praticamente un’ebete.

Faccio proprio come la gente che cerca i sintomi su Google,  consulta i siti di Medicina, si appassiona alle rubriche de “L’esperto risponde” quasi quanto all’oroscopo di Paolo Fox.

Concentro le mie energie sulle teorie di psicologi, sessuologi, love coach, con la stessa dedizione e lo stesso accanimento, uscendone più confusa che persuasa. Come gli amici ipocondriaci, anch’io, dalla prima lettura, inizio  già a riconoscermi in ogni situazione proposta, in ogni commento, in ogni spiegazione.

“Ecco, vedi” dico a me stessa (perchè, dal consultare blog sull’argomento a parlare da soli è un attimo) “dovevo fare così, non dovevo dire colà”.

“Lo sapevo, l’hai fatto scappare!!!” Urla una vocina dal fondo della coscienza dopo essere stata resa edotta di tutte le tecniche e le strategie amorose che non sono riuscita a mettere in atto.

Leggendo le teorie dei luminari del web, pare che valga sempre la solita regola, insegnatami dalla mia amica Cristina, applicabile al lavoro, alla genitorialità, alla vita in genere e quindi anche alle relazioni: COME LA FAI LA SBAGLI.

Sei stata troppo vicina? L’hai soffocato

Sei stata troppo lontana? Non gli hai dato certezze

Sei stata comprensiva? L’hai assecondato troppo

Sei stata dura? Non l’hai capito

Hai dato troppo? Non dovevi

Hai dato troppo poco? Dovevi dare di più

Insomma, in confronto, l’esame di anatomia con ossa e ossicini era una passeggiata di salute.

Poi però, dopo tanto studio e tanto impegno, dopo esserti lambiccata il cervello, esserti fustigata e flagellata, aver messo in discussione la tua capacità di amare, arriva LA signora diagnosi, quella che sconfessa tutte le ipotesi diagnostiche precedenti. E ti senti un po’ come i colleghi del Dr House, incantati davanti a tanto intuito, tanto fiuto clinico, tanta intelligenza e anche un po’ complessati perchè pensano “Caspita! Potevo arrivarci pure io”

E ma tu non ci sei arrivata, bella mia. Chè qui, del Dr House, abbiamo solo l’andatura claudicante quando ci mettiamo le scarpe basse e ci viene la tendinite per punizione.

Qua, davanti alla lavagnetta, col pennarello in mano, a spiegare la fisiopatologia dell’accaduto, ci vorrebbe la mia amica Mary, che lavora in PS, e di diagnosi se ne intende. E che possiede la giusta dose di schiettezza, pragmatismo e cinismo, necessaria per chi deve comunicare sentenze infauste senza scomporsi più di tanto.

“Ha vistu? Te sta facivi tremila pippe mentali e invece quiddhu, fessa fessa, se sta trombava  n’addhra”

(“Hai visto? Ti eri accanita nella pratica dell’onanismo mentale, mentre lui, minus habens minus habens, si accoppiava allegramente, da tempo, con un’altra donna).

 

Ça va sans dire.

 

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4 risposte a "Come la fai la sbagli"

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