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Tutta colpa di Eva

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Che la solidarietà femminile sia una chimera che nessuno ha mai visto, un utopistico ideale come la parmigiana dimagrante, è un dato di fatto. Ma non me ne faccio un cruccio. É una questione ancestrale, antropologicamente validata. E poi io mi ritengo fortunata, perchè negli ambienti dove più conta la collaborazione e l’essere unite, cioè a lavoro, sono sempre stata abbastanza fortunata. La battaglia che invece si consuma sul campo dei sentimenti è tutta un’altra storia. Lì l’affermazione della propria supremazia, la lotta per la conquista dell’homo indecisus non prevede esclusione di colpi, si combatte all’ultimo sangue, all’ultimo rossetto, all’ultimo dispetto. Amazzoni che affrontano il nemico con un’armatura di “cazzimme” eretta su un tacco 15 sfidano ogni logica del buon senso e del buon gusto.
Si accaniscono contro quella che, di per sé, è già la vittima, solo per il gusto di infierire e sottolineare il ruolo di vincitori, per gridare al mondo “Ho vinto io”. Mentre una donna che sia donna, dovrebbe conoscere l’empatia, immedesimarsi nel dolore di un’altra persona, perchè magari è proprio lo stesso dolore che ha provato lei stessa in passato. E avere rispetto per quella sofferenza, invece di nutrirsene e di provare un perverso piacere. Come un gatto che non si accontenta di cacciare una lucertola: deve divertirsi a giocare e a torturarla.
Per me queste non sono donne. Sono donnine. Pure abbastanza messe male. Ridicole e frustrate.
Con una mia amica va avanti da tempo una diatriba perchè io continuo a prendermela con loro (senza voler giustificare l’uomo, attenzione!) mentre lei insiste per difenderle, o quanto meno rimarca il fatto che il peso maggiore della responsabilità vada scaricato sull’uomo.
Beh, intanto io penso che se una deficiente qualsiasi, che punta al tuo fidanzato? frequentatore? amico? o quello che sia, ti chiede di aggiungerla, in mala fede, ai suoi contatti, e poi ti cancella quando ha ottenuto ciò che voleva, mi sento in diritto di etichettarla come “zoccola”, senza nessun dubbio o nessuna remora. Con tutto il rispetto per i ratti che circolano nelle fogne.
E poi di una cosa sono profondamente convinta: l’uomo è abbastanza semplice nel suo pensiero, limitato, stupido. Non conosce le sottigliezze psicologiche di cui è capace una donna. E, per quanto a volte possa sembrare cattivo, non lo è. É solo stupido. Invertebrato. Un burattino nelle mani di chi, invece, la cattiveria la conosce benissimo e sa come usarla.
Quindi, sia chiaro, l’uomo non lo assolvo, perchè chi vive senza sapere cosa sia il senso di responsabilità e chi fa del male, anche inconsapevolmente, non merita nessuna pietà.
Ma la donna è tremenda. Ce lo insegna anche la Genesi. Adamo ed Eva. Quello stava per i fatti suoi e lei ha insistito per fargli provare sto benedetto frutto proibito. Menomale che poi hanno inventato l’epidurale e i danni del “Donna, partorirai con grande dolore” si sono limitati. Sempre a trovare l’anestesista giusto.
Forse ho qualche conflitto aperto col “materno” e mal tollero certe figure femminili. Forse per questo ho sempre avuto e ho un sacco di amici uomini. Del resto, è vero, dovremmo essere unite e coese, ma l’unica coesione a cui penso, in questi casi, è quella tra la boccuccia a culo di gallina di certe “signore” e una racchettata in faccia.
In ogni caso non mi farete cambiare idea. Conosco i miei polli e non sarò mai indulgente verso le donne.
Con buona pace della solidarietà femminile.

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