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Un cuore a metà

Questo post lo volevo scrivere da un po’, ma non riuscivo a raccogliere le idee. Avevo bisogno,
però, di fare una sintesi su cosa sono stati e cosa hanno rappresentato, nel bene e nel male, questi ultimi otto mesi della mia vita.
Sono stati distruzione e ricostruzione, felicità e dolore, gioia e nostalgia, dubbi e certezze.
Ho lasciato la mia terra nove anni fa, in una decisione d’impeto, come tutte le decisioni che si rispettino. Sono partita con una valigia piena di incoscienza e necessità di dare una svolta alla mia vita, senza sapere assolutamente a cosa sarei andata incontro. E piano piano, tra mille difficoltà e in un crescendo di esperienze, incontri, lacrime, risate, paure e soddisfazioni sono andata avanti. Sempre più avanti. In una sfida continua coi miei limiti, o quelli che pensavo fossero limiti. E la mia nuova destinazione è diventato la mia seconda casa, i miei amici e i miei colleghi la mia seconda famiglia.
Pochi giorni fa una mia amica “virtuale” ha rilasciato un’intervista a Repubblica spiegando cosa ha significato per lei lasciare la Calabria in cerca di opportunità e stabilità al Nord.
Io sono un’emigrata “anomala”: sono passata da un Sud a un altro Sud.
Ma adesso credo che ci voglia coraggio ad andare ma ancora più coraggio a tornare.
La questione, per quanto mi riguarda, non si fonda su motivazioni ideologiche o sociologiche. Io, come scrissi tempo addietro, faccio un lavoro che è “servizio” e sono felice se posso dare, nel mio piccolo, un contributo a questa terra. Anche se è dura scontrarsi con le difficoltà quotidiane, con una mentalità legata a certi retaggi clientelari, a un sentirsi, per tante cose, molto indietro.
Il problema è che quando torni non sei più la stessa di nove anni fa. Quando stai così tanto tempo fuori, in un periodo della vita che è tutto di costruzione (di vita, di amicizie, della tua professione, del tuo mondo interno), quando torni, anche se torni a casa, alla fine non sai più dov’è e qual è casa tua. Ed è forse lo strano destino di chi sta bene ovunque ma non si sente di appartenere a nessun luogo.
All’inizio ti senti un pesce fuor d’acqua, poi piano piano guadagni il fiume e torni a respirare con le tue branchie che sono la volontà, la tenacia, l’entusiasmo. Ma è dura. Ti senti sola ed è strano. Ti senti estranea. Ti senti in un limbo.
Ho riletto i post del primo periodo di questa rivoluzione. Mi sentivo impaurita e disorientata ma anche entusiasta e curiosa. Ma la nostalgia era tanta, troppa.
Come era ancora fortissimo il legame con ciò che avevo lasciato. Con le abitudini. Quelle che ti fanno dire “Noi facciamo così” quando quel noi è un noi passato e non riesci ancora a sentirti parte di quel “noi “ presente. Che quando vai a ballare, parli del tuo maestro, ammorbando i tuoi amici, come si parla del proprio ex al tipo con cui esci appena finita una relazione. E “noi eravamo fissati col tempo”, e “noi balliamo pulito”, e “il mio primario odia i diuretici”. Insomma, quella fase di adattamento dove tutto ciò che hai lasciato alle spalle ti sembra più bello e più giusto.
Poi, beh, è successo qualcosa che non doveva succedere e il mio entusiasmo è salito alle stelle. L’amore cambia tutto. O quello che credevi fosse amore. E non ti fa vedere nient’altro. E allora, io, adesso, non saprei più dire cosa c’è stato intorno in quei mesi, quali fossero i pregi e i difetti della mia nuova scelta. Ero innamorata. E il resto non contava.
E quando l’amore finisce o si rivela un’illusione, quando la sofferenza ti investe in uno dei momenti più complicati della tua vita è un gran casino. La solitudine ti ripiomba addosso come un macigno. Tutte le cose belle che guardavi con occhi da innamorata, i tramonti, i colori, la luna piena, la montagna che sta proprio lì di fronte al mare, in uno scenario mozzafiato da cartolina, ora ti fanno solo male e ti sono invisi. E allora vuoi solo una cosa: scappare. Tornare da dove sei venuta, a quei luoghi che ora ti sembrano i più familiari, a quel senso di sicurezza e normalità, agli affetti costruiti nel tempo. Allontanarti. Fuggire via. Ma da se stessi e dal proprio dolore non si può fuggire. E così rimani, e ancora una volta la forza che hai dentro ti sorprende, ancora una volta riesci a risalire dal fondo.
E ripensi a quei post di otto mesi fa, ai dubbi, alle incertezze ma anche all’entusiasmo e alle motivazioni che ti hanno portato fin qui.
E scopri che quello che hai lasciato rimane per sempre. Nel tuo cuore. Nei tuoi ricordi. In quello che hai dato e ricevuto. E che tanto di bello ancora c’è da costruire. Per ogni persona speciale che hai lasciato ce ne sono altre che incontrerai, e allora il cambiamento lascia i panni della perdita per vestire quelli delle nuove opportunità. Diventa un regalo.
Anche se a volte hai la sensazione di vivere a metà, in quello stato emotivo racchiuso nell’espressione “stare con due cuori”. Io ho un cuore lì’, che batte per quei posti incantevoli, per le mie infermiere, per le mie colleghe, per i miei amici. E un altro cuore qui, dove circola l’amore per la mia famiglia, un cuore che mi sta facendo re-innamorare della mia terra, che è una continua scoperta, e che mi sta legando alle persone fantastiche che sto conoscendo.
É un po’ destabilizzante vivere con un cuore a metà: ogni volta che vado lì vorrei restarci ma poi torno e non ci penso più. L’ultima volta sono ripartita portandomi dietro una domanda di mobilità da compilare e inviare. Ma poi non l’ho fatto.
Magari è vero che quando ti allontani da qualcosa, la mente tende a riproporti solo i ricordi più belli, restituendoti, come uno specchio fatato, una visione della realtà edulcorata dalla nostalgia.
Ma davanti a questo specchio ci ho passato uno dei periodi più difficili della mia vita. Sono stati mesi duri. Terribili. Di nottate in bianco a pensare e a piangere. Di dubbi e sensi di colpa. Di grande sofferenza.
Forse solo adesso, che è passato quell’entusiasmo fittizio e che ho attraversato l’uragano che ne è seguito, posso realmente capire se davvero voglio restare. Resettando tutto e ricominciando esattamente da questo momento. Con un meraviglioso mare davanti, che è sempre il mio mare e che mi fa innamorare ogni volta che lo guardo e che-ne sono certa-mi darà le risposte che cerco.

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4 risposte a "Un cuore a metà"

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