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Tramonti dell’anima

Ci sono serate un po’ così, momenti strani, fissati come pixel di una cartolina di un paesaggio marittimo, di quelle che mandavamo alle nostre amiche che passavano l’estate qui e poi tornavano alla loro vita a fine Agosto.
Quei momenti in cui stai seduta sulla panchina a chiacchierare con un’amica e mentre la ascolti ti incanti a fissare il mare, a concentrarti sui colori del tramonto, su quel rosa che va a raggiungere un celeste così bello come non l’hai mai visto. Lo osservi sfumarsi lentamente, attimo dopo attimo, cambiare aspetto, come una tela che prende forma piano piano.
E aspetti, con lo sguardo fisso, che quello spettacolo sia compiuto e raggiunga il suo momento più bello, e vorresti che i tuoi occhi socchiusi fossero una reflex per catturare per sempre quella magia, per impressionare la lentezza delle barche che dondolano assonnate, cullate da un morbido abbraccio e magari portare dentro anche quelle ferme, immobili, affascinanti con le loro crepe e la loro ruggine e anche le erbacce, anche i legnetti che il mare ha regalato alla spiaggia, anche la luna dipinta in un cielo limpidissimo.
Guardo e ascolto. Ascolto e guardo. E ovviamente si parla di amore, di storie, di rapporti, di paure, di speranze, di fiducia. Di tutto ciò per cui non ho più risposte.
Ma continuo ad ascoltare ed annuire.
Mentre il rosa diventa sempre più indecente nella sua bellezza, nella sua voglia di rubare il palcoscenico al blu del mare.
Mentre l’armonia di una meraviglia che si ripete ogni giorno stride con la malinconia che mi avvolge l’anima.
I tramonti sempre più anticipati, le giornate sempre più corte, la partenze che ti lasciano “orfana”, i giorni di folle allegria passati troppo in fretta, l’ormai vicino e inesorabile ritorno alla normalità. Una normalità che è ancora dura da accettare come tale. Una normalità che è ancora novità a cui corpo e mente si devono abituare.
Un retrogusto agrodolce che mescola ricordi e nostalgia, una sorda tristezza che disturba in silenzio, che si confonde con l’amaro di nuove consapevolezze, una felicità nuovamente effimera che svanirà quando torneremo ai posti di combattimento.
Me ne rendo conto mentre ascolto e guardo. Che questa malinconia passeggera fa solo da sfondo a un senso di vuoto che invece è molto meno fugace e molto più assordante. Ascolto e guardo. Vorrei dare delle risposte ma non le ho. Una parte di me è morta per sempre. Non si può dare un abbraccio se non hai più le braccia. Non si può più infondere speranza se tu stessa non ne hai più. Non si può parlare d’amore se per te è ancora e soltanto, l’ombra di una grande illusione.
Su quella panchina mi sono accorta di non essere più io. Nessun incoraggiamento, nessun entusiasmo.
Solo silenzi. E cinismo. E un cielo che perde pian piano i colori del rosa per sprofondare nell’oscurità.


 

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2 risposte a "Tramonti dell’anima"

  1. La vita è anche una questione di momenti e stati d’animo. Quello che appare spento un giorno, per fortuna, può riaccendersi il giorno successivo.
    Un sorriso per l’inizio di settembre.
    ^___^

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