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“Do ut des” (quei simpatici parassiti)

pesceclown

“Do ut des”.
Era l’espressione preferita del mio Preside del liceo. “Ti do affinchè tu mi dia”, o ancora meglio “Se tu mi dai io ti do”. Ricatto o scambio mutualistico?
In realtà, come tra insegnante e discente, dove il dare dell’uno si esprime in termini numerici di voto e il dare dell’altro consiste nell’impegno, e nello studio tutti i rapporti umani dovrebbero essere un po’ come una bilancia i cui piatti tendono ad equivalersi. Dove, almeno grossolanamente, il dare dell’uno corrisponde al dare dell’altro, dove il ricevere non è solo unidirezionale.
Invece, spesso e volentieri non è così che funziona: c’è sempre qualcuno che ci mette il massimo in termini di impegno, tempo e coinvolgimento emotivo e qualcun altro che resta un po’ più indietro.
Dovrebbe essere ciò che in natura si chiama simbiosi. Non nell’accezione psicologica del termine, che porta con sé una connotazione di dipendenza affettiva, bensì nel significato originale e naturalistico. Quell’altra cosa cosa che ci hanno insegnato al liceo, alle lezioni di biologia: il rapporto mutualistico instaurato tra diverse forme di vita, dove entrambe ne ricavano un reciproco vantaggio. Crescendo ed arricchendosi insieme, aggiungerei.
Ma alcuni preferiscono un altro tipo di interazione: il parassitismo. Quello in cui ci si nutre della linfa vitale di un altro organismo, detto ospite, creandogli un danno biologico e portandolo spesso a morte.
Così, in una relazione, i parassiti prendono tutto ciò che possono prendere, dando il minimo sindacale, quello che non richiede un grosso sforzo.
Si prendono tutto, sia a livello materiale che affettivo. Che sia un “Ti amo”, un gubbino firmato, una cena preparata alla fine di una giornata faticosa, l’attenzione, la disponibilità, l’aiuto, loro si prendono tutto.
Ma quanto a dare…beh, preferiscono viversi le storie come spettatori stravaccati su un divano.
Minimo impegno, massima resa.

E come in natura, creano un danno, lasciando l’ospite svuotato.

Dalle mie parti si dice anche “Vedi molle e zappi fondo”. Nel senso che se trovi un terreno facile da affondare, tendi ad insistere quanto più puoi.
In effetti come dare torto a questi parassiti zappatori?
Siamo noi che dovremmo imparare ad indurire il nostro terreno.
Perché finchè ci sarà un ospite pronto a farsi succhiare l’anima, il parassita avrà sempre la meglio.

 

 

In foto la simbiosi tra pesce pagliaccio e anemone (da http://www.abfotografia.it)

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