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Quant’è bella giovinezza….

benjaminbutton

 

C’è un’inquietante fenomeno che sta prendendo piede nella mia vita, ultimamente. L’età media dei miei spasimanti si sta riducendo di parecchio. Per carità, io sono sempre stata una sostenitrice dei tot-boy e quelli più grandi non li ho mai neanche guardati, però fino a un certo limite.
Perché ora parliamo di intraprendenti ragazzi di classe 1991-1992 che mica fanno troppi giri di parole o te lo mandano a dire.
Il che potrebbe  essere lusinghiero ma anche preoccupante.
E allora mi vengono in mente le parole di una mia cugina romana fantastica, che all’età di 40 anni ne dimostrava venti e quando, ogni volta che la rivedevo, glielo facevo notare facendole i complimenti, rispondeva, tra il compiaciuto e il rassegnato:
“Sì ma il problema è che te rimorchiano e ragazzini!”
Che poi in realtà anche quando scoprono la tua vera età mica demordono, sono fantastici. Che ti verrebbe da organizzare un corso di corteggiamento e mettere loro in cattedra e i tuoi coetanei rammolliti tra i banchi.
Ah, la gioventù!
Mio cugino, sempre ironico, dice che è la prova che sto invecchiando. “Stai diventando una tardona e quindi attiri quelli piccoli, funziona così”. Carino. Grazie. E io che mi sentivo quindicenne.

Forse questo è un altro aspetto sociologico con cui noi quarantenni single dobbiamo fare i conti.
Comunque, se nessuno si scandalizza delle grosse differenze d’età quando è l’uomo ad essere più grande, ancora, soprattutto in certe culture, ci sono forti riserve sulle coppie in cui lui è molto più giovane di lei.
Non ne ho mai capito il motivo.
A me infastidisce di più una fresca trentenne che si prende un commenda over 50, ad esempio.
Che poi, a inizio anno, l’avevo anche profetizzato su FB: “L’anno nuovo porterà pure a me un toy-boy, come alla Selvaggia”. Facendo riferimento al nuovo amore della Lucarelli, un musicista fighissimo di 25 anni. Tra l’altro, pare che il loro amore vada a gonfie vele.
E di coppie anagraficamente così assortite ce ne sono parecchie e tutte ben funzionanti.
Certo, se penso che, quando questi miei giovani corteggiatori venivano alla luce o erano ancora in fasce io sperimentavo l’emozione dei primi amori, mi preparavo per l’esame di maturità, litigavo con mia madre per l’orario di coprifuoco serale, un po’ mi fa strano.
Lo dico sempre: se questo fosse un mondo giusto dovrei avere vent’anni. Ma averli sempre. Perché più passano gli anni più continuo a sentirmi più simile e vicina a loro che ai miei coetanei. Del resto, un’altra cosa che ripeto di continuo è che io mi sento un po’ Benjiamin Button. Quando avevo davvero vent’anni sembravo una settantenne, troppo schiacciata da un senso di responsabilità che pesava come un macigno e da un’educazione rigida e restrittiva. La mia “giovinezza” è in realtà iniziata in ritardo e forse anche per questo voglio viverla tutta e respirarla nell’aria di chi mi circonda.
Perché, in fondo, dove sta scritto che bisogna crescere?

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La pallottola della fiducia

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Rileggevo un mio post sulla fiducia scritto, guarda caso, proprio un anno fa di questi tempi. E mi è venuto da sorridere. Perché sono stata troppo ottimista riguardo all’aver maturato una certa diffidenza e ad aver imparato a riconoscere i campanelli d’allarme per evitare fregature.

Invece no. Non ci siamo proprio. Magari in un anno ho dimenticato tutti gli insegnamenti, ma mi duole constatare, con grande rammarico e amarezza, che siamo di nuovo punto e a capo.

Ho preso una di quelle batoste che si potrebbero inserire negli annali delle batoste, se esistessero. Una “sola” clamorosa. Solo perchè mi sono fidata ciecamente. Perché non ho fiutato il marcio. Perché non sono stata abbastanza furba da capire che la puzza di marcio spesso è coperta e occultata da quintali di profumo. L’eau du sfigat. Il bravo ragazzo. Quello del “Ti puoi fidare di me, io non sono come tutti gli altri”. Peggio di tutti gli altri, infatti.

Pare che sventolare la bandiera dell’ “IO SONO DIVERSO”, sia una tendenza diffusa e fastidiosa quanto il risvoltino ai pantaloni. Perché, come giustamente sottolinea sempre una mia amica, se ti reputi migliore degli altri, che motivo hai per proclamarlo mettendo le mani avanti? Dimostralo. A parole siamo tutti bravi.

E invece, accanto alle donne “sperte” come la mia amica, ci sono le allocche, tipo me, a cui basta un’affermazione del genere, due moine e quattro attenzioni, per perdere completamente la bussola e abbassare tutte le difese.

Ma stavolta no. La lezione l’ho imparata e pure bene. La sto recitando come un mantra, come le materie dell’università che ripetevo fino alla nausea.

Ora non mi fido di default. Tutto il resto sono fatti.

Che poi so che non è bello percepire la sfiducia altrui. Ci sono passata anch’io dall’altra parte ed è una cosa che rovina i rapporti, perchè il fidarsi e l’affidarsi, secondo me, sono la base di ogni relazione. Ma di una relazione che in un certo modo è maturata e ha preso una forma, non di un rapporto appena iniziato. Quando è tutto un po’ come una roulette russa. Che puoi essere fortunata e beccare quello che davvero è diverso, come potresti beccarti la pallottola del solito stronzo.

Quindi, finchè non lo sai, meglio non rischiare.

 

 

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Siamo tutte simpatiche arpie

corteggiatore

 

Questo è un post inverso. Nel senso che, solo per stavolta, invertiremo la tendenza del prendere di mira il maschio e ci occuperemo di noi. Delle donne.

Che mica è facile starci dietro, eh.

Siamo sempre pronte a distruggere il solito coniglio invertebrato che ci ha fatto soffrire ma poi, ci siamo mai osservate dall’altra parte?

Voglio dire, poveretti i malcapitati spasimanti. Hanno tutta la mia solidarietà.

Siamo a dir poco impietose. Poi sarà pure l’età che avanza, le esperienze negative, l’equilibrio con noi stesse, ma diventiamo insofferenti davanti a corteggiatori troppo insistenti. E pure acide.

Perché spesso il problema è che, sì, magari siamo un po’ stronze anche noi, ma loro sono pure duri di comprendonio. Ma, dio bono, se ti do buca, visualizzo e non rispondo, una, due, tre volte, faccio la vaga, non ti richiamo, perchè insisti? Quale dubbio ancora aleggia nella tua mente? Cosa non ti è sufficientemente chiaro? Spiegami. Devo farti recapitare un due di picche formato gigante  per accendere la tua lampadina? Pensi che me la stia tirando per farmi desiderare? Oh no, spero di no.

Allora visto che non ce la posso fare, blocco. Mi sento un po’ una merda, ma blocco. Che non ho testa per rispondere con frasi di circostanza. Dire che faccio, dove mi trovo, se sto bene a gente di cui non mi importa nulla e che inizia a diventare molesta.

Che noi poi siamo peggio di loro. Spesso e volentieri usiamo la paraculata del “Non voglio storie, sto bene da sola”, le varie scuse tipo “Guarda sto incasinata col lavoro in questo periodo”e  tutto il repertorio maschile riadattato a tacchi e gonne. Solo che noi siamo abbastanza sgamate da capire che si tratta di paraculate, loro no. Quindi non se ne esce se non bloccando. É decisamente antidemocratico, ma è l’unica soluzione.

Qualche settimana fa, un tipo si è fatto 400 km per farmi una sorpresa. Per fortuna io non c’ero. Non so su quali basi abbia pensato che io avessi potuto gradire questa bizzarra levata d’ingegno, ma da quel momento è diventato, per me e per le mie amiche, l’Ometto Kinder.

Ci lamentiamo degli uomini che non hanno intraprendenza e poi releghiamo l’intraprendente nella casella “psicopatico” . Va be in questo caso ci stava ma il problema è concettuale.

Ecco, noi siamo proprio così.

 Stiamo a piangere al telefono con le nostre confidenti perchè lui non si fa sentire da due giorni e poi, se un altro si fa sentire “che palle questo”. Ma perchè, appunto, è un altro. Non è lo scemo per cui abbiamo perso la testa, che non ci apprezza e si defila, ma per cui abbiamo sconfessato tutti i “sono incasinata” e “sto bene da sola”. Perché così funziona.  Che vuoi chi non ti vuole e non vuoi chi ti vuole. Se no sarebbe troppo facile. Se no, dove sarebbe il gusto? Che #mainagioia sarebbe?

E quindi, se da una parte le nostre amiche tamponano ferite sanguinanti e asciugano lacrime, dall’altra partecipano con entusiasmo a questo massacro dell’esemplare (o degli esemplari) di spasimans coccigeus (de coccio), portando, per solidarietà, anche le loro esperienze, in conversazioni dove il pH oscilla tra 1 e 3. “Oh ma questo che vuole che mi manda il buongiorno?” “Oh ma io gliel’ho detto che non voglio storie” “Eh che palle mi ha scritto di nuovo” “No vabbè lo blocco”.

Insomma, siamo sempre vittime di qualcuno e carnefici di qualcun altro, in questa giostra della vita e dell’amore dove spesso il biglietto che si ha in mano è quello per la corsa sbagliata. Dove lo scegliere e il farsi scegliere spesso non combaciano, dove -si sa- non si può piacere a tutti e bisogna accettarlo.

Che quando capita di avere il biglietto per la corsa giusta, quello sì, che è un clamoroso colpo di fortuna. Quindi direi di non buttarlo e conservarlo sempre in tasca chè magari un giorno ci salirete, su quel cavallo bianco che vi piace tanto e vi passa sempre davanti.

Ma per adesso, continuate a scambiarvi messaggi vocali insofferenti e acidi, da buone e simpatiche arpie in cui sapete trasformarvi, quando è necessario.

 

 

(Foto da http://www.donnemagazine.it)

 

 

 

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Uomo plastilina

 

“Tutto ciò che un uomo non è pronto a fare con te, sarà pronto a farlo con quella dopo di te”. (cit  Memorie di una vagina)

Ma anche: “Io non ho capito certe donne come li modificano istantaneamente” (cit la mia amica Iole)

Stiamo parlando di un interessante fenomeno paranormale, di un mistero irrisolvibile, di una cosa che stuzzica la fantasia dell’ignoto come il quarto segreto di Fatima. Del potere che hanno alcune donne di manipolare un uomo e fargli cambiare completamente rotta rispetto a quelle che, fino a un attimo prima, erano le sue salde convinzioni.

“Sono un tipo molto riservato” “Non mi va che la gente parli della mia vita privata” “Non mi piace postare foto mie su FB” ”  E dopo neanche due mesi te lo trovi con tanto di foto profilo su whatsapp e Facebook, accompagnato dal tag dell’amata e da un pullulare di faccine emozionate e cuoricini di risposta a tutti i commenti di congratulazioni.

“Non mi sento pronto, ero abituato a stare solo” E si prende una con tanto di prole a seguito.

Che se la cosa non fosse così ridicola dovresti tornare nuovamente a spremerti tutte le ghiandole lacrimali fino all’ultima goccia.

Ma stavolta non ce la fai. Perché resti troppo basita. E poi nemmeno lo riconosci più, in quei selfie con le mossettine e le boccucce, guardi sconvolta come se stessi guardando le foto di un’amica e pensi “Ma chi diavolo è questo?”

Io li chiamo uomini plastilina, quelli che hanno una personalità talmente debole da farsi plasmare dalla “magara” di turno, che li modella a suo completo piacimento, facendo fare loro cose che non avrebbero fatto mai con te o con un’altra.

Che li trasformano seduta stante. Che tu pensavi di avere a che fare con un certo tipo di persona e invece te ne trovi davanti un’altra, totalmente diversa, come se fossero affetti da un disturbo di personalità multipla.

Mi fanno quasi pena, poveretti. Però loro, queste streghe del nuovo millennio, le invidio, e pure assai. Non so come facciano. Non hanno nessuna dote particolare di solito, né spiccano per intelligenza, simpatia, carattere, anzi, più sono strosce e insignificanti, più riescono nell’impresa dove quelle prima di loro hanno fallito. Quindi hanno qualche potere magico che magari si saranno tramandate di madre in figlia e di cui noi poverette, che continuiamo a tenere in vita le relazioni con empatia e amore, siamo all’oscuro.

Però si sono prese un uomo plastilina, e non so quanto questa scelta sia vantaggiosa. Io un uomo senza attributi e senza personalità, lo cedo volentieri.

Divertitevi a giocarci voi e fateci tanti bei pupazzi, uno per ogni occasione.

Perché la plastilina non diventerà mai roccia.

plastilina

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Come la fai la sbagli

Ultimamente, quando una storia va male e qualcuno mi molla, oltre a disperarmi, ammorbare amici e parenti, mettermi con la testa sotto il cuscino, mi dedico a una nuova ed amena attività terapeutica. Cercare sul web le risposte. Faccio ricerche tipo “Cosa fare se si viene lasciati” “Perché mi ha lasciato” e cose cosí, insomma. Divento praticamente un’ebete.

Faccio proprio come la gente che cerca i sintomi su Google,  consulta i siti di Medicina, si appassiona alle rubriche de “L’esperto risponde” quasi quanto all’oroscopo di Paolo Fox.

Concentro le mie energie sulle teorie di psicologi, sessuologi, love coach, con la stessa dedizione e lo stesso accanimento, uscendone più confusa che persuasa. Come gli amici ipocondriaci, anch’io, dalla prima lettura, inizio  già a riconoscermi in ogni situazione proposta, in ogni commento, in ogni spiegazione.

“Ecco, vedi” dico a me stessa (perchè, dal consultare blog sull’argomento a parlare da soli è un attimo) “dovevo fare così, non dovevo dire colà”.

“Lo sapevo, l’hai fatto scappare!!!” Urla una vocina dal fondo della coscienza dopo essere stata resa edotta di tutte le tecniche e le strategie amorose che non sono riuscita a mettere in atto.

Leggendo le teorie dei luminari del web, pare che valga sempre la solita regola, insegnatami dalla mia amica Cristina, applicabile al lavoro, alla genitorialità, alla vita in genere e quindi anche alle relazioni: COME LA FAI LA SBAGLI.

Sei stata troppo vicina? L’hai soffocato

Sei stata troppo lontana? Non gli hai dato certezze

Sei stata comprensiva? L’hai assecondato troppo

Sei stata dura? Non l’hai capito

Hai dato troppo? Non dovevi

Hai dato troppo poco? Dovevi dare di più

Insomma, in confronto, l’esame di anatomia con ossa e ossicini era una passeggiata di salute.

Poi però, dopo tanto studio e tanto impegno, dopo esserti lambiccata il cervello, esserti fustigata e flagellata, aver messo in discussione la tua capacità di amare, arriva LA signora diagnosi, quella che sconfessa tutte le ipotesi diagnostiche precedenti. E ti senti un po’ come i colleghi del Dr House, incantati davanti a tanto intuito, tanto fiuto clinico, tanta intelligenza e anche un po’ complessati perchè pensano “Caspita! Potevo arrivarci pure io”

E ma tu non ci sei arrivata, bella mia. Chè qui, del Dr House, abbiamo solo l’andatura claudicante quando ci mettiamo le scarpe basse e ci viene la tendinite per punizione.

Qua, davanti alla lavagnetta, col pennarello in mano, a spiegare la fisiopatologia dell’accaduto, ci vorrebbe la mia amica Mary, che lavora in PS, e di diagnosi se ne intende. E che possiede la giusta dose di schiettezza, pragmatismo e cinismo, necessaria per chi deve comunicare sentenze infauste senza scomporsi più di tanto.

“Ha vistu? Te sta facivi tremila pippe mentali e invece quiddhu, fessa fessa, se sta trombava  n’addhra”

(“Hai visto? Ti eri accanita nella pratica dell’onanismo mentale, mentre lui, minus habens minus habens, si accoppiava allegramente, da tempo, con un’altra donna).

 

Ça va sans dire.

 

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CHIUSA UNA PORTA SI APRE UN PORTONE (il “best of” delle simpatiche frasi consolatorie che tutte ci siamo sentite dire)

Vertical photo collage of 25 front doors
A photo collage of 25 colourful front doors to houses and homes
Quando qualcuno ti dà il benservito e ti lascia sgomenta e disperata, non può mancare l’inesorabile trenino di frasi fatte sciorinate, con intento consolatorio, da mamme, sorelle, amiche o cugine. Puntuali come le mestruazioni il primo giorno di ferie. Irrinunciabili come una decolletè a un aperitivo elegante. Indispensabili come il sacchetto profumato per la pattumiera.
Recito prima un mea culpa, perchè l’ho fatto anche io quando mi sono trovata nella parte scomoda dell’amica di un cuore infranto. A volte, purtroppo, lo si fa a fin di bene, senza pensare che certe parole hanno lo stesso potere taumaturgico di un “Ha smesso di soffrire” detto a chi ha perso una persona cara.

Faccio qui una breve carrellata dove tutte (e tutti) potranno riconoscersi: scagli la prima pietra chi, in un fondo di letto, col cuscino intriso di lacrime, non si è trovata davanti a uno di questi preziosi incoraggiamenti.

Il must dei must: “Chiusa una porta si apre un portone”. Ecco qua. Ci deve essere qualche strano gioco degli specchi nella mia vita perchè dietro al fantomatico portone spunta sempre un altro coglione. E poi, cosa vuoi che me ne importi di questo splendido portone adesso, che ancora sto col ghiaccio sulla fronte per la porta che mi è stata sbattuta in faccia.
Variante new age: “L’universo ha in serbo qualcosa di grande per te”. L’universo dovrebbe smetterla di giocare a nascondino, allora.

“Chi ti ama non ti merita” Altro evergreen, intramontabile come un foulard Chanel. Magari si merita una meno bella, meno intelligente, meno ironica, meno indipendente. Ma resta il fatto che questa meno tutto che si merita la amerebbe, mentre di me non è innamorato. Obiezioni?

“Eri troppo per lui”. Bellissima. Se vi convincete di questo potete essere preda di un delirio di autostima di durata variabile da 10 minuti a diversi giorni. Salvo poi svegliarvi e ricordarvi che troppo o non troppo, lui non vi vuole.

“Non sa che si è perso” Lo sa, lo sa e come se lo sa. Mica stava con mio fratello o col mio gatto. Stava proprio con me: me nei momenti di allegria e me nei momenti di tristezza, me col tacco 12 e me in pigiama, me accondiscendente o me arrabbiata. Me. Quella persona che lui ha deciso di perdere, autonomamente e deliberatamente.
“Si mangerà le mani” No, non se le mangerà. Idem come sopra, con patate.

“Non sai che fortuna hai avuto!”  Yahoooo!!! Sto festeggiando con trombette e coriandoli mentre stappo bottiglie di fiori di Bach. Anche se razionalizzi e concordi, anche se sai che tra qualche mese o qualche anno, come sempre, ti troverai a pensare al tizio in questione chiedendoti “Ma come diavolo ho fatto?”, ancora è troppo presto per ringraziare il cielo di essere stata lasciata.

“Non puoi stare male per un cretino come lui” E lo so. Vogliamo aggiungere alla sofferenza pure il senso di colpa per una guarigione che tarda ad arrivare? Coi miei tempi riderò pure io di me stessa, ma per adesso sto male. E stare male per un cretino è da cretini, lo so.
Ergo, sono una cretina anch’io.

Fa il paio con questa “nonpuoichiudertideviuscireconosceregente” detta mentre hai la stessa voglia di socializzare o incontrare altre persone di una tartaruga in letargo.

Chè la Primavera un bel giorno arriverà e dal letargo ci usciremo e magari scopriremo che avevate pure ragione ma per ora, lasciateci alle nostre lacrime e, se proprio volete fare qualcosa, stringeteci in un abbraccio.
Con quello non si sbaglia mai ❤

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Prato fiorito

pratofiorito

Quelli un po’ “datati” come me, ricordano che, quando non esistevano ancora smartphone o tablet, andava forte un giochino per PC chiamato “Campo minato” o, nella sua versione più politically correct, “Prato fiorito”.

Insieme al solitario era un modo simpatico per impegnare i momenti di noia, prima dell’avvento di passatempo più interattivi come Candy Crush o fare danni conoscendo gente sui social.

Il gioco era abbastanza semplice: lo scopo era ripulire un campo minato senza far esplodere le mine, cliccando su caselle coperte che potevano nascondere uno spazio libero oppure il temuto ordigno.

Personalmente non sono mai riuscita a finire una partita, ero abbastanza negata e parecchio sfigata.

Comunque, se avevi la bravura e la fortuna di non saltare subito in aria e proseguire il gioco fino a uno step abbastanza avanzato, alla fine ti giocavi tutto sulle ultime mosse e una volta arrivata fin lì dovevi stare attentissima e calcolare il peso di ogni click.

In fondo la vita sentimentale non è anch’essa un campo minato? (e un po’ meno un prato fiorito, in verità).

Dopo che per anni e anni hai infilato con sapienza e maestria scelte sbagliate su scelte sbagliate,  come se fossero charme su una guida d’acciaio Pandora che è la tua vita, beh, a quel punto, dopo che hai i cassetti pieni di braccialetti, forse pensi che sia arrivato il momento di cambiare articolo. Per evitare di ricominciare un’altra collezione (anche perché di spazio, ormai, non ce n’è più così tanto).

Se non vuoi esplodere sotto la mina di turno ora devi stare davvero attenta alle scelte che fai e soppesarle meticolosamente.

Il tempo del ragionare d’impulso è finito, anche perché, non solo spesso ti ha portato solo guai ma, altrettanto frequentemente, ti ha buttato tra le braccia di chi non faceva affatto al caso tuo, facendoti supporre, a distanza di anni, di aver subito sicuramente una temporanea compromissione della capacità di intendere e di volere.

Storie cancellate, rimosse, eradicate dalla memoria che solo se ci pensi sbatti la testa al muro.

Però, se pensate che stia rinunciando al mio lato passionale, sbagliate, perché sarebbe impossibile violentare la propria natura. Fare attenzione a dove metti il mouse, le mani, il cuore non vuoi dire per forza essere asetticamente razionali e mettere da parte l’istinto, le emozioni, le sensazioni, ma solo prendersi un po’ di tempo per capire.

Non partire subito in quarta, né in un senso, né in un altro. Non scartare immediatamente qualcuno sulla base di preconcetti o sensazioni “a pelle” e analizzare bene ciò che al contrario ci attira.

Una mia amica mi ha detto “Spero che ora cambierai gusti”. Cambiare proprio gusti non è facilissimo anche perché spesso non è una questione di gusti ma di contesti, circostanze, strane alchimie.

Però sì, un po’ di tempo per soffermarmi su dove mi portano questi gusti me lo voglio prendere.

Chè di far finire il gioco saltando in aria, ora non ne ho proprio voglia.

 

 

 

 

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A volte ritornano

cuore

Se si parla di sparizioni non si può fare a meno di aprire un capitolo strettamente collegato: quello dei ritorni!

La mia amica E (sempre lei, la solita) ormai non ne può più dei suoi fantasmi del passato che ritornano ciclicamente sulla sua cronologia whatsapp.

Perchè, diciamolo, alla fine, in un modo o nell’altro, e con tempistica variabile da caso a caso, tornano sempre tutti. Ex fidanzati, ex amanti, ex trombamici, ex “frequentatori”, ex qualsiasi-cosa-che-sia-ex. Con una scusa, per uno scherzo del destino, con un “like” che funge da amo. Raramente con un’intenzione seria e concreta.

Questa credo sia una differenza fondamentale tra uomini e donne.

Noi magari ci distruggiamo, consumiamo pacchi interi di fazzoletti, sfracelliamo le ovaie alle nostre amiche fino allo sfinimento, disattiviamo l’account di Facebook, ingurgitiamo boccette intere di fiori di Bach, diamo fondo a barattoli di Nutella, ma poi ci passa.

Poi arriva il giorno fatidico. The “Sticazzi” day. Quello in cui il tornado è passato e al massimo ha sradicato due alberi. E noi siamo di nuovo pronte e pimpanti. E del tizio, a malapena ricordiamo il nome.

Loro no. Loro non si sa perché (cioè, in effetti si sa) devono tenere in piedi questa rete fitta di rapporti, questa ragnatela del “non si sa mai” dove tu potresti essere la prossima mosca, o una delle prossime.

Il problema è che quando uno di questi personaggi si ripropone ci fa lo stesso effetto di una peperonata fritta nell’olio vecchio di una settimana. Pesante. Indigesto Pro-emetico.

Non è il “No guarda, ho sofferto troppo non voglio darti un’altra possibilità”, è che proprio quando per noi una cosa è chiusa è chiusa.

E magari, di quella persona per cui ci siamo straziate, ora ci infastidisce persino la voce. Perché noi, quando le cose le facciamo, le facciamo bene.

Anche dimenticare.

 

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Siamo etero. Purtroppo.

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Sto attraversando una fase drammatica della mia vita, sotto diversi aspetti. La mattina perdo un sacco di tempo per cercare di ricomporre i pezzi della mia faccia perennemente stanca e della mia testa frammentata in più pensieri. Consumo quintali di correttore e illuminante per mascherare le occhiaie. Lotto coi capelli che andrebbero tagliati ma non c’ho voglia. Poi arrivo a lavoro e la mia amica mi fa: “Ma sai che ultimamente ti trovo proprio bene? Ti vedo più bella!”. Che i complimenti sono sempre un toccasana, ma quando divergono fortemente con la realtà, come in questo caso, ti insospettiscono. Quindi alla terza manifestazione di entusiasmo per la mia forma fisica le ho chiesto, scherzando: “Oh, ma non è che, niente niente, ti stai innamorando di me?”. E lei, sgranando gli occhi ed esplodendo in una delle sue fragorose e contagiose risate : “Ma no! PURTROPPO mi piace l’uomo”.

Allora ho realizzato che in quel “purtroppo”  sta la chiave di volta del nostro dramma esistenziale. Cioè, siamo ormai intimamente e fermamente convinte che se non ci piacessero gli uomini staremmo molto meglio. Ce la vedremmo tra di noi senza sprecare tempo, energie e lacrime dietro allo stronzo di turno. Ma siamo così sicure? Io penso che sarebbe anche peggio. Le donne sono tremende. Molto più degli uomini. Almeno quelli ti fanno soffrire perché sono superficiali, leggeri, seguono i loro istinti più bassi. Ragionano solo con quelli, l’ossigeno non arriva al cervello e -signoreperdonali- non sanno quello che fanno. Noi invece sappiamo essere cattive se lo vogliamo, capaci di ferire consapevolmente e con lucidità da killer.

E poi, col talento che abbiamo nel selezionare con precisione chirurgica le persone sbagliate, mica ci innamoreremmo di quelle simili a noi, quelle con la nostra stessa sensibilità? No, no! troveremo di sicuro la più stronza. É ovvio. Magari pure un’indecisa etero.

Dice “Tra di noi ci capiremmo”. Non ne sarei così sicura. Noi non ci capiamo neanche sole. E poi mica siamo come gli uomini che hanno quei due tre schemi mentali, quei protocolli d’azione che ‘na volta che entri nel meccanismo sei a posto. No, noi siamo molto più complesse. Sai che tragedia musi contro musi, isterismi contro isterismi, sbalzi d’umore mescolati a mutismi.

Allora, nonostante tutto, dopo averci pensato un po’ ho deciso che quel PURTROPPO sarebbe da rivedere.

Rifiuto l’offerta e vado avanti. Anche se nella scatola troverò il solito invertebrato. O la solita checca eterosessuale.

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Chi trova un amico, trova un ostaggio

Viaggio nel controverso mondo delle delusioni d’amore femminili

(Preambolo. Questo è un post scritto da un uomo: nonostante siano di poche parole, ogni tanto la parola bisogna darla anche a loro, specie se la sanno usare in modo magistrale, con eleganza ed ironia, come in questo caso)

La scienza ha così sentenziato: l’amicizia tra uomo e donna non può esistere. Nel corso dei secoli, il genere umano si è sempre interrogato sulla natura del rapporto amicale che lega maschio e femmina. La “Cassazione” delle relazioni interpersonali, dopo un lungo percorso che ha attraversato guerre, carestie, morti da social network, in ultima istanza, con sentenza passata in giudicato, ha fatto luce su una questione che teneva col fiato sospeso milioni di persone nel mondo. Il giudizio è chiaro, inappellabile: l’uomo pensa solo al sesso. La violazione dell’articolo 69, comma 1, lett.b, del codice dell’amicizia getta ombre inquietanti sulle relazioni fiduciarie tra uomini e gentil sesso intercorse in più di duemila anni di storia. L’Associazione “Donne contro maschio alfa”, una volta appresa la notizia, ha accolto con viva soddisfazione questa prestigiosa vittoria del genere femminile: “Noi ve l’avevamo detto”.
Ci sono casi, però, in cui il rapporto empatico che si crea tra soggetti di sesso diverso esula dalla sfera prettamente sessuale. L’alchimia tra individui pensanti, basata sulla condivisione di idee, stati d’animo, interessi, mette in atto un circuito di emozioni che sfidano le certezze incrollabili della scienza. Il retaggio storico dell’uomo “sessocentrico” sembra sgretolarsi e ridursi in piccoli frammenti. Da questo momento inizia il cammino di fede, il viaggio di speranza nel controverso universo dell’amicizia femminile. Un vero amico che si rispetti, infatti, dev’esser sempre pronto ad intervenire in caso di emergenza, di codice rosso da “bastardo di turno”. L’uomo è prigioniero del sesso. L’amico è ostaggio della femminista vessata. E non c’è studio scientifico che tenga.
“Sai, Tizio si è comportato da stronzo”. Tu ascolti le paturnie, rifletti sula strategia da utilizzare, provi ad elaborare un comportamento consono alla situazione. L’imprevisto però, quando ci sono di mezzo le farfalle nello stomaco, è sempre dietro l’angolo. E la domanda fatidica non tarda ad arrivare: “Tu che avresti fatto al posto mio?”. Dopo i due secondi di riflessione concessi dall’amica, ti si illumina la lampadina nel cervello, trovi la luce in fondo al tunnel, ti compare la figura di Woody Allen. Lui, genio del cinema, avrebbe risposto così: “Ringrazio Dio di non avermi fatto nascere donna. Avrei passato tutto il giorno a toccarmi le tette”. La risposta, ovviamente, paleserebbe un limitato tasso di sensibilità. L’ostaggio, però, avrebbe sbagliato in ogni caso. Prima opzione: in presenza di scollature abbondanti sarebbe stato impossibile smentire empiricamente la scienza. L’uomo pensa ai piaceri della carne, l’uomo pensa solo al sesso. Seconda opzione: i seni da coppa di champagne, per ovvi motivi, complicano ineluttabilmente la situazione. Bisognerebbe fare leva esclusivamente sul curriculum accademico. Titoli di coda per la risposta “woodyana”. La soluzione, dunque, è una sola: mi comporterei come la Salerno Reggio Calabria. Nella risoluzione ‘ndranghetistica della vicenda, il tizio in questione dovrebbe sciogliersi in bitume, in maniera tale da rendersi utile al rifacimento del manto stradale. L’approccio meno invasivo, invece, porterebbe “maschio x” al glorioso ruolo di segnaletica nel tratto autostradale di cui sopra. La soluzione soft non è contemplata. La realtà riporta coi piedi per terra. Le storie d’amore sono un sentiero tortuoso, un viaggio pieno di ostacoli nel tragitto. L’amore è la Salerno-Reggio Calabria.
L’avvento della tecnologia, purtroppo, ha trasformato, quasi rivoluzionato, la natura dei rapporti umani. Facebook è diventata la piazza di riferimento di aspiranti coppiette da bastone da selfie; whatsapp è la moderna Gestapo che controlla ogni movimento del soggetto verso cui si prova interesse; Skype è la stanza delle perversioni, dell’amore senza sfumature, dell’uscita Usb come filo conduttore del rapporto di coppia. In tempi moderni, la preoccupazione massima dell’amica è la seguente: “Ha visualizzato, ma non ha risposto”. La domanda sorge spontanea: ha visualizzato la zona giorno o la zona notte? Il silenzio sulla zona giorno cela un disinteresse verso la figura, l’estetica della persona. Risponderà, amica mia. Con calma, ma risponderà: ti dirà che sei di una simpatia travolgente. La questione zona notte è molto più semplice: il tizio ha visualizzato la mercanzia, ma non ha risposto. L’ansia da prestazione, la condivisione pubblica del voto delle attività goderecce, il possibile autoscatto in bagno, certificano la nascita di un amore platonico. L’ostaggio è finalmente libero. Il prezzo del riscatto è il tesoro che si trova nella fortezza dell’amicizia.

Elmo Cretino(a)

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