Basta non dire ti amo

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Mi serviva un viaggio in aereo per finire questo romanzo che mi aspettava sul comodino da un po’, vittima della pigrizia e delle turbolenze di quest’ultimo periodo.
Era Settembre quando quando lo scelsi, nel mio solito girovagare in Feltrinelli, catturata dagli elementi chiave che ne costituivano la trama. Una psicologa, con una serie di disavventure alle spalle, che si trova, giocoforza, a dover organizzare un workshop di seduzione per il centro in cui lavora.
Psicologia, romanticismo, sventure sentimentali. Un richiamo irresistibile.
E così, già dalle prime pagine, mi sono accomodata anch’io su una delle sedie del Salotto di Afrodite, dove la dottoressa Iris Durian ha improvvisato le sue lezioni, insieme a Sonia, Anita, Denise, Eva, Julia, Carla, condividendo con loro emozioni e tormenti.
“Basta non dire ti amo” di Lola Beccaria è un racconto a volte dal ritmo un po’ lento, a volte più accattivante con descrizioni che scivolano in un erotismo soft, con un finale forse un po’ scontato, ma soprattutto è un viaggio per chi crede ancora nell’amore e nel romanticismo.
Il drammatico cambio di prospettiva che si articola su due diversi livelli rappresenta il fulcro fondamentale della lezione fondamentale che ci viene impartita.
Ogni donna che varca la soglia di quell’aula per apprendere la sottile arte della seduzione arriverà a scoprire non armi e segreti, ma una verità fondamentale e illuminante: che non c’è niente di più seducente dell’amore per se stesse. Che quando ci si ama non c’è bisogno di affaticarsi per conquistare nessuno, perché il vero amore si fa strada da solo in quel varco di autostima e accettazione che riusciamo a creare e lì viene accolto, con la stessa naturalezza e perfezione di un abbraccio.
E per il lettore (o meglio per la lettrice) la chiave di lettura è nell’implicito invito a riappropriarsi del femminile, a tornare a un tempo in cui i sentimenti venivano vissuti con autenticità e trasporto, lontano da tattiche e schermaglie, da difese e pregiudizi.
A tornare a essere donne.
Iris intrattiene le sue ragazze la immaginaria storia di Moe, donna preistorica che vive l’amore con coraggio, passione e disinibizione e che regalerà a ognuna di loro uno spunto, un’insegnamento, un insight per capire cosa manca nella loro vita.
É un libro che ridona speranza, in un contesto in cui sembra più non essere possibile la creazione di rapporti solidi e paritari, in cui a volte l’unica forma di relazione emotivamente appagante sembra essere quella in cui dominano la tensione, l’affanno, la continua lotta alla conquista dell’altro.
Quando a volte ci si dimentica di quanto possa essere bello e felice un rapporto fatto di scambio, di insegnamenti, di tenerezza, di fusione delle reciproche diversità.
Iris chiede alle ragazze cosa invidiano a questa donna così distante dal modello di donna attuale, per far capire loro cosa effettivamente potrebbero chiedere ancora a se stesse.
E alla fine anche Marc, affascinante artista la cui esuberanza andrà a scontrarsi contro il muro di difesa e paura di Iris, rivolge alla psicologa la stessa domanda.
E lei stessa, vittima di un passato sentimentale turbolento e dell’equazione amore=tormento, tatuata nella sua anima, si sorprende a desiderare in realtà, nel suo profondo, qualcosa di più leggero e sincero.
“Le invidio l’amore corrisposto” è la risposta della dottoressa “L’amore tra due persone uguali. Perché non sono uno sparviero e una colomba, o un amante e un amato. Entrambi sono amanti ed entrambi sono amati.”
Ma, allo stesso tempo, si chiede se un amore così, alla lunga, non possa stancare. Perché quando si è quasi assuefatti a una dinamica disfunzionale, si diventa un po’ ciechi e la scoperta della luce può destabilizzare.
Ma Marc non ha dubbi a riguardo e invita la sua affascinante e ostica psicologa (e le affascinanti e ostiche, ciniche, disincantate lettrici) a mettere da parte condizionamenti e pregiudizi e ad abbandonarsi a un sentimento vissuto a 360 gradi, perché “l’amore, persino quello corrisposto, è sempre un ballo tra le nuvole, una passeggiata sulla corda di un trapezista”.
“É sempre un divertimento. Fidati”

 

E noi, stavolta, ci vogliamo fidare.

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