Bianca come il latte rossa come il sangue

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Avevo preso questo libro un po’ di tempo fa, nei miei periodi di shopping editoriale compulsivo e di zapping letterario. Ultimamente mi sta succedendo, sempre più spesso, di iniziare un libro e abbandonarlo per un’altra lettura e questo testo dalla copertina malinconica girava da un po’, tra comodino e scaffali della libreria, aspettando di essere letto.

Così una sera l’ho fatto. Ho iniziato a sfogliarlo e ad avventurarmi tra le sue righe, arrivando fino in fondo.

L’inizio non mi ha entusiasmato tantissimo, per la verità, mi sembrava di trovarmi in un sequel di un libro di Moccia.

La struttura narrativa, il linguaggio, i dialoghi, sembravano reggere l’impalcatura, leggera e simpatica, di un testo per ragazzi.

In realtà, andando avanti mi sono lasciata trasportare dalla straordinaria sensibilità dell’autore, Alessandro D’Avenia, dal suo modo delicato di affrontare un argomento difficile, dalla sua grazia nel dipingere l’animo dei protagonisti.

É un romanzo per chi si chiede ancora cosa sia l’amore e trova la risposta laddove  questo sentimento conserva tutti gli attributi di spontaneità e purezza: nel mondo degli adolescenti. Scoprendo che, anche in un’età più matura, i dubbi sono sempre gli stessi. Soprattutto per chi affronta questo eterno mistero con uno slancio infantile e lo guarda da una prospettiva adolescenziale. “L’amore è un’altra cosa” è l’iniziale affermazione di Leonardo, sedicenne dibattuto tra la pulsione verso Beatrice e la rassicurante e costante presenza dell’amica di sempre, Silvia, la Fata turchina di Pinocchio. “L’amore non dà pace. L’amore è insonne. L’amore è elevare a potenza. L’amore è veloce. L’amore è domani. L’amore è tsunami. L’amore è rossosangue”.

Ma è anche un percorso di crescita che il lettore compie, passo dopo passo, insieme al suo giovane protagonista. Dai tormenti di un amore non ricambiato, alla scoperta della malattia del suo oggetto del desiderio, alla revisione della scala delle priorità, al cambio di prospettiva che, necessariamente, avviene quando si sta vicino a una persona che soffre, quando ci si rende conto che le cose per noi più ovvie e banali, sono un sogno per chi, invece, quella stessa quotidianità che appare così noiosa, non può viverla.

“In un solo sguardo che si spegne io capisco che lei ha tutto quello che lei sta perdendo: i capelli, la scuola, il ballo, l’amicizia, la famiglia, l’amore, le speranze, il futuro, la vita…ma io di tutte queste cose non so cosa ne sto facendo”.

Un altro  momento cruciale nella crescita di Leonardo è l’incontro con il Sognatore, professore di storia e filosofia, “sfigato perché professore, doppiamente sfigato perché supplente”, uno di quegli insegnanti che non si limita a fare lezione e interrogare, ma che ha qualcosa di più, ha quella fiammella che brilla nei suoi occhi e che si chiama passione. Una passione che riesce a incendiare anche la pigrizia mentale di un sedicenne che mal tollera la scuola e che invece imparerà una delle lezioni più grandi che possano venire insegnate nella vita: a credere nella potenza di  un sogno.

Imparerà anche a guardare diversamente alle cose e alle persone, a tuffarsi e perdersi in sguardo fino a entrare in contatto con l’anima che si affaccia da quegli occhi.

Imparerà a non avere più paura di quel colore bianco che gli procurava così tanta angoscia e a riempirlo, quel bianco, di parole di emozioni e del rosso dell’amore.

 

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