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Il destino: che simpatico umorista!

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“Il destino ha la sua puntualità” cantava Liga, nella sua meravigliosa “Lettera a G”.

Evidentemente il mio deve avere qualche problema con gli orologi, oppure, come me, si confonde sempre quando deve puntare la sveglia.

Fatto sta che la mia vita, ultimamente, sta mostrando un esagerato e forzato senso dell’ironia. Come quei comici che non suscitano una particolare ilarità nella platea e ridono da soli alle loro battute. Che tristezza.

Il mio destino è un po’ così. Mi fa incontrare le persone giuste nel momento sbagliato, le persone sbagliate nel momento giusto, le persone sbagliate nel momento sbagliato. Ma mai le persone giuste nel momento giusto.

Ed è così simpatico che, a volte, per dare prova della sua brillantezza e genialità, tira fuori dal cilindro un coniglio di razza (veramente non so se esistono i conigli di razza) : uno di quegli amori impossibili per cui ti sei straziata il cuore, per cui hai versato così tante lacrime chè neanche sapevi potesse esistere tutte quel mare di lacrime, che ti faceva battere il cuore fortissimo, che ti chiudeva lo stomaco, o che lo trasformava in una gabbia per farfalle agitate. Proprio uno di quegli amori lì. O ex-amori. Perché quando il cameriere della tua vita te lo serve come dessert su un piatto d’argento, tu sei già all’ammazzacaffè. E i dolci neanche ti piacciono.

“Nessun dolore” cantava il grande Lucio. Io aggiungerei pure “Nessun piacere”. Nessun interesse. Nessuna emozione. Niente di niente.

Dopo anni in cui avevi sognato e atteso quel momento.

Destino, questa cosa che vuoi essere simpatico sempre e comunque ti sta sfuggendo di mano. Sei stato forse taggato per il Comic Awards Destiny? Se no non me lo spiego. Non potresti comportarti normalmente come tutti gli altri?

No perché, sinceramente, mi hai un po’ sfracellato i maroni.

Con affetto,

tua Nata

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Per sempre

amore-sesso Lei. Grandi occhi blu. Profondi e languidi come il mare dentro cui scivolare a mezzanotte. Sulla superficie, a scheggiare di bianco la sconfinata distesa blu, affioravano, dal profondo, flutti di malinconia, che nervosamente si infrangevano sugli scogli ruvidi della sua anima.

Lui. Il viso segnato dalle cicatrici del passato. Lo sguardo perennemente volto verso l’orizzonte sfocato di un futuro migliore. Curvo sotto il peso della rassegnazione, incedeva con passo esitante verso di lei,  il suo presente.

Lei, le sue braccia lunghe per stringerlo a sé: pensava fossero così lunghe da poterci avvolgere anche la sua malinconia, il suo passato, la sua testarda incertezza.

Lui, al posto degli occhi due fessure attraverso cui potevi scorgere la sua anima, senza mai riuscire a vederla tutta. La fronte coperta di riccioli biondi,  inquieti e selvaggi, che urlavano al mondo il bisogno di essere rimessi in ordine.

Lui, lei e il loro destino.

C’era solo un posto in cui avrebbero potuto incontrarsi, un luogo senza tempo né distanze. Un altrove in cui danzare sospesi tenendosi per mano.

Lontano, lontanissimo…così  lontano che tutto, laggiù, poteva sembrare talmente piccolo da non fare più paura, un posto dove i chilometri diventano centimetri, gli anni diventano minuti, il buio si fa luce e la paura si trasforma in coraggio.

Un posto dentro di sé, in cui ritrovarsi  chiudendo gli occhi, fuggendo la realtà e abbandonandosi al sogno, per vivere, ogni volta, la magia di un momento che diventa  “per sempre”.