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Quant’è bella giovinezza….

benjaminbutton

 

C’è un’inquietante fenomeno che sta prendendo piede nella mia vita, ultimamente. L’età media dei miei spasimanti si sta riducendo di parecchio. Per carità, io sono sempre stata una sostenitrice dei tot-boy e quelli più grandi non li ho mai neanche guardati, però fino a un certo limite.
Perché ora parliamo di intraprendenti ragazzi di classe 1991-1992 che mica fanno troppi giri di parole o te lo mandano a dire.
Il che potrebbe  essere lusinghiero ma anche preoccupante.
E allora mi vengono in mente le parole di una mia cugina romana fantastica, che all’età di 40 anni ne dimostrava venti e quando, ogni volta che la rivedevo, glielo facevo notare facendole i complimenti, rispondeva, tra il compiaciuto e il rassegnato:
“Sì ma il problema è che te rimorchiano e ragazzini!”
Che poi in realtà anche quando scoprono la tua vera età mica demordono, sono fantastici. Che ti verrebbe da organizzare un corso di corteggiamento e mettere loro in cattedra e i tuoi coetanei rammolliti tra i banchi.
Ah, la gioventù!
Mio cugino, sempre ironico, dice che è la prova che sto invecchiando. “Stai diventando una tardona e quindi attiri quelli piccoli, funziona così”. Carino. Grazie. E io che mi sentivo quindicenne.

Forse questo è un altro aspetto sociologico con cui noi quarantenni single dobbiamo fare i conti.
Comunque, se nessuno si scandalizza delle grosse differenze d’età quando è l’uomo ad essere più grande, ancora, soprattutto in certe culture, ci sono forti riserve sulle coppie in cui lui è molto più giovane di lei.
Non ne ho mai capito il motivo.
A me infastidisce di più una fresca trentenne che si prende un commenda over 50, ad esempio.
Che poi, a inizio anno, l’avevo anche profetizzato su FB: “L’anno nuovo porterà pure a me un toy-boy, come alla Selvaggia”. Facendo riferimento al nuovo amore della Lucarelli, un musicista fighissimo di 25 anni. Tra l’altro, pare che il loro amore vada a gonfie vele.
E di coppie anagraficamente così assortite ce ne sono parecchie e tutte ben funzionanti.
Certo, se penso che, quando questi miei giovani corteggiatori venivano alla luce o erano ancora in fasce io sperimentavo l’emozione dei primi amori, mi preparavo per l’esame di maturità, litigavo con mia madre per l’orario di coprifuoco serale, un po’ mi fa strano.
Lo dico sempre: se questo fosse un mondo giusto dovrei avere vent’anni. Ma averli sempre. Perché più passano gli anni più continuo a sentirmi più simile e vicina a loro che ai miei coetanei. Del resto, un’altra cosa che ripeto di continuo è che io mi sento un po’ Benjiamin Button. Quando avevo davvero vent’anni sembravo una settantenne, troppo schiacciata da un senso di responsabilità che pesava come un macigno e da un’educazione rigida e restrittiva. La mia “giovinezza” è in realtà iniziata in ritardo e forse anche per questo voglio viverla tutta e respirarla nell’aria di chi mi circonda.
Perché, in fondo, dove sta scritto che bisogna crescere?

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Prato fiorito

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Quelli un po’ “datati” come me, ricordano che, quando non esistevano ancora smartphone o tablet, andava forte un giochino per PC chiamato “Campo minato” o, nella sua versione più politically correct, “Prato fiorito”.

Insieme al solitario era un modo simpatico per impegnare i momenti di noia, prima dell’avvento di passatempo più interattivi come Candy Crush o fare danni conoscendo gente sui social.

Il gioco era abbastanza semplice: lo scopo era ripulire un campo minato senza far esplodere le mine, cliccando su caselle coperte che potevano nascondere uno spazio libero oppure il temuto ordigno.

Personalmente non sono mai riuscita a finire una partita, ero abbastanza negata e parecchio sfigata.

Comunque, se avevi la bravura e la fortuna di non saltare subito in aria e proseguire il gioco fino a uno step abbastanza avanzato, alla fine ti giocavi tutto sulle ultime mosse e una volta arrivata fin lì dovevi stare attentissima e calcolare il peso di ogni click.

In fondo la vita sentimentale non è anch’essa un campo minato? (e un po’ meno un prato fiorito, in verità).

Dopo che per anni e anni hai infilato con sapienza e maestria scelte sbagliate su scelte sbagliate,  come se fossero charme su una guida d’acciaio Pandora che è la tua vita, beh, a quel punto, dopo che hai i cassetti pieni di braccialetti, forse pensi che sia arrivato il momento di cambiare articolo. Per evitare di ricominciare un’altra collezione (anche perché di spazio, ormai, non ce n’è più così tanto).

Se non vuoi esplodere sotto la mina di turno ora devi stare davvero attenta alle scelte che fai e soppesarle meticolosamente.

Il tempo del ragionare d’impulso è finito, anche perché, non solo spesso ti ha portato solo guai ma, altrettanto frequentemente, ti ha buttato tra le braccia di chi non faceva affatto al caso tuo, facendoti supporre, a distanza di anni, di aver subito sicuramente una temporanea compromissione della capacità di intendere e di volere.

Storie cancellate, rimosse, eradicate dalla memoria che solo se ci pensi sbatti la testa al muro.

Però, se pensate che stia rinunciando al mio lato passionale, sbagliate, perché sarebbe impossibile violentare la propria natura. Fare attenzione a dove metti il mouse, le mani, il cuore non vuoi dire per forza essere asetticamente razionali e mettere da parte l’istinto, le emozioni, le sensazioni, ma solo prendersi un po’ di tempo per capire.

Non partire subito in quarta, né in un senso, né in un altro. Non scartare immediatamente qualcuno sulla base di preconcetti o sensazioni “a pelle” e analizzare bene ciò che al contrario ci attira.

Una mia amica mi ha detto “Spero che ora cambierai gusti”. Cambiare proprio gusti non è facilissimo anche perché spesso non è una questione di gusti ma di contesti, circostanze, strane alchimie.

Però sì, un po’ di tempo per soffermarmi su dove mi portano questi gusti me lo voglio prendere.

Chè di far finire il gioco saltando in aria, ora non ne ho proprio voglia.

 

 

 

 

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Toy boy dei paesi tuoi

 

 

Uno dei fenomeni mediatici che spacca il web in due è indubbiamente la blogger Selvaggia Lucarelli: o la si odia o la si ama, o la si insulta pesantemente o la si applaude.

Personalmente a me piace molto, pur trovandola inopportuna in alcune occasioni, ma sono libera da preconcetti e puzze sotto il naso che mi impedirebbero di sorridere della sua penna ironica e graffiante e di emozionarmi coi suoi pensieri più profondi.

Da oggi ho un motivo per stimarla ancora di più. Il suo nuovo fidanzato. Un musicista di 26 anni.

Stima, stima, stima.

Ho palesato questo entusiasmo in un mio stato di FB e si è scatenata una diatriba, nata da visioni divergenti sugli equilibri anagrafici della coppia.

Il mondo è bello perché è vario, così, dalle opposte fazioni sono venuti fuori consigli ed esortazioni di differente carattere.

Qualcuno si è associato al mio entusiasmo, altri, più cautamente, hanno inneggiato al valore della maturità.

Tendenzialmente, sarà perché la mia testa è rimasta sempre piccola, corentemente con la mia statura e la mia taglia di reggiseno, non ho mai frequentato gente più grande di me. Al contrario.

Solo una volta mi sono lasciata sedurre dal fascino di un uomo più grande.

Ed è stata subito tragedia.

La prima tragedia è che, nonostante portasse  benissimo i suoi anni, se pensavo alla sua età mi sembrava “vecchio”. Ma aveva l’età che ho io adesso.

La seconda tragedia era il baratro tra diverse  vedute, mentalità, modus vivendi che dieci anni rappresentano.

Del resto avrei dovuto fiutare subito l’odore del dramma, come il mio gatto fiuta l’odore del prosciutto.

Quando apri lo sportellino della macchina e ti trovi nelle mani una boccetta di Iperico, lo guardi interrogativa e lui ti risponde “L’essere umano è perennemente infelice”

Quando tu hai trent’anni e sei nel pieno della tua vita, dei tuoi progetti, della tua corsa verso il futuro e vai a sbattere contro il muro della frustrazione e dell’insoddisfazione, quando vedi in lui una persona “arrivata” che fa già il lavoro per cui tu stai studiando, che è professionalmente realizzato e lui ti dice “Ho quarant’anni e la ma vita è un fallimento”.

Solo perché non ha una compagna, dei figli, una famiglia sua. A 40 anni, mica a 70, eh.

Sì, sarebbe bastato questo, lo so, ma a volte (sempre) soffro di una strana forma di miopia sentimentale.

E poi, lo ammetto, avevo una storia più importante da dimenticare. E così ho continuato su questa strada lastricata di dubbi e stranezze, mentre sentivo il suo mondo distante anni luce dal mio.

Finchè la tragedia non raggiunse il suo climax. Quando, spinto da quest’irresistibile voglia di mettere su famiglia e incurante della mia necessità di una frequentazione soft, mi presentò a sua madre.

E lì fu l’apoteosi. Lei mi odiò subito. Dalla prima volta che mi vide: in quella imbarazzante situazione che più che una cena era un test d’ammissione, dove io con le mie extension viola e i collant arancioni ero l’esaminanda, mentre la madre amimica e la sorella col cardigan grigio, abbinato alla sua anima, erano la commissione.

Fu un crescendo di musi, incomprensioni, sarcasmo gratuito.

Fin quando, essendo miope ma non masochista, mi esplosero le ovaie. E allora mandai tutto a quel paese: madre, figlio, sorella e mi riappropriai della mia libertà e della mia vita fuori dalle (loro) regole.

Durò poco, pochissimo, ma il necessario per farmi ricordare perché io, quelli più grandi, non li avevo mai considerati.

Dopo la fine di questa storia lui ha continuato la sua corsa contro il tempo per la costruzione di una famiglia e si è subito sposato.

Io, adesso, ho la sua età di allora: non ho più le estenxion ma solo un piercing ed un tatuaggio, non mi sento una fallita perché non ho un compagno e dei marmocchi, e continuo felicemente la mia vita.

 

http://www.gossipblog.it

Grazie a: F.C. (Evito di Dirlo) per il titolo e a Presa Blu (uaresovain) per l’ispirazione 😉

 

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I miei primi quarant’anni

dalimontremolle

Una setttimana fa ho festeggiato i miei primi quarant’anni. Quaranta??? Che numero strano per un’età che mi sembrava non dovesse arrivare mai, per me che ragiono ancora con la testa dei vent’anni. Oddio, dieci anni fa mi frequentavo con un tizio di quarant’anni e lo vedevo “grande”. E ora? Sono grande anch’io? Quando ho compiuto trent’anni, mio fratello, col tatto che contraddistingue i fratelli minori, ha voluto salutarmi, mentre salivo sul treno di una nuova decade, con un “auguri! ora vai per i quaranta!”. E alla fine ci sono arrivata sul serio a sti benedetti quaranta. E il passaggio da quel “vai per” al “ci sei dentro” , se mi guardo indietro, è stato cortissimo. Dieci anni che sono volati, dieci anni in cui avrei dovuto accumulare un po’ di saggezza e in cui ho fatto le meglio stronzate della mia vita, che in fondo è iniziata proprio a trent’anni. Sono un po’ ritardataria sulla tabella di marcia della vita stessa, ho sacrificato tante cose prima e dopo è venuta fuori la voglia di esplorare e conoscere, ma ben venga. Forse per questo non mi sentivo ancora pronta per l’arrivo di questi anta. Come anta? Adesso, proprio adesso, che devo ancora divertirmi e comportarmi da adolescente cresciuta? Avevo proprio l’ansia del loro arrivo, anche se erano solo un numero su una torta, in fondo che differenza vuoi che ci sia tra 39 e 364 giorni e 40 meno un giorno? Beh per me ce l’aveva…ma poi sono arrivati, ed è stato come quando prendi il morbillo e allora non hai più paura di andare a casa degli amichetti che ce l’hanno,  è  stato come quando ormai hai rotto la dieta e chissenefrega mi mangio pure il dolce. Niente da perdere insomma, giro di boa, senso di libertà. Un nuovo, meraviglioso, inizio. Ormai chi doveva aspettarsi qualcosa da te non se lo aspetta più, e il bello è che neanche tu te lo aspetti. Il ticchettio dell’orologio biologico non l’ho mai sentito, in realtà. Io sono quella che quando andavo a studiare da mia nonna nascondevo orologi e sveglie nei cassetti perché non sopportavo quel tic tac, figuriamoci quanto fastidio mi avrebbe dato sentirlo nella testa, nel cuore, o nelle ovaie. Se per caso era rimasto nascosto in qualche cassetto della mia vita ora si è scaricato e ha finalmente smesso di importunarmi col suo ticchettio molesto, seppur sordo.
E poi, in questi quattro decenni non siamo mica stati a smacchiare i giaguari o a pettinare le bambole: qualcosa, e forse più di qualcosa, di buono, l’abbiamo costruito.

Ho letto che in questi giorni ha compiuto quarant’anni anche la Jolie. Angelina cara, arrivarci a quarant’anni come noi. I tuoi segreti non li conosco, ma conosco il mio. Essere, oltre che una talebana salutista, un brutto anatroccolo. Se metto a confronto le foto del miei diciott’anni con quelle di adesso sceglierei la me di adesso tutta la vita. O tornerei indietro solo per dire a quella ragazzina goffa e coi brufoli che le pelli grasse non fanno rughe e che le seconde di reggiseno resteranno sempre al loro posto.

Che nella vita ognuno ha la sua strada ed è quello che è proprio grazie a quello che è stato, anche grazie a un apparecchio per i denti. Che è fondamentale e necessario cambiare ma che non bisogna mai sacrificare la propria natura per niente e nessuno. Che la timidezza è un dono, ma che un po’ di fiducia in più in se stessi non guasta mai.

Ma sono certa che non mi ascolterebbe, testarda com’è, oppure mi guarderebbe con ammirazione, e chissà, vorrebbe diventare un giorno questa quarantenne, che quella diciottenne goffa la porta sempre dentro, e con cui adesso sta iniziando questo nuovo, straordinario cammino.