Uncategorized

Saudade

img_3945

A volte credo che l’unica dimensione in cui io sia in grado di vivere sia la nostalgia. Sto ancorata, come un naufrago della malinconia, e con tutte le mie forze, a una zattera di ricordi, frammenti, immagini del passato. Quella zattera dove ciò che poteva essere e non è stato sembra il mio unico modo di restare in vita. Guardo irresponsabilmente indietro invece di guardare avanti o vivere il presente. C’è sempre qualcosa che mi sfugge, in quell’attimo fuggente, mentre sono intenta a rievocare storie, sorrisi, emozioni ormai andate.
Non è un bagaglio, è un fardello.
Una zavorra che mi impedisce di volare.
Vogliamo le certezze, anche quelle che facciamo male. Ci accontentiamo di un’infelicità certa piuttosto che di una felicità sconosciuta.
Amiamo fare i conti col nostro Io più giovane e non riusciamo mai a confrontarci davanti a uno specchio.
E così, fuggire all’indietro, come un VHS in rewind, ci sembra la soluzione più facile.
Forse per questo mi trovo su questo treno, con gli occhi spalancati su un paesaggio che muta di attimo in attimo e che è metafora del tempo che non torna, mentre ci ostiniamo a volerlo fermare, afferrare, rielaborare.
Come gli alberi che si susseguono nei frame del nostro sguardo aggrappato a rotaie arrugginite e fiori d’agave stagliati sullo sfondo di un orizzonte che unisce i colori di cielo e mare.
Resti di una memoria immutata eppure mutevole.
E neanche il blu del mare, neanche quello è sempre lo stesso. E cambia, ora più dolce nelle delicate sfumature dell’azzurro ora più forte mentre urla da un blu intenso.
Niente rimane come prima, in uno scorrere di spazio e tempo di eraclitiana memoria.
Eppure la mente non riesce a rassegnarsi, distratta da quell’indietro perenne, soggiogata dalla dolcezza del passato, richiamata dal canto della nostalgia, come un Ulisse sperduto tra le spiagge dell’incertezza, che anela ad un approdo sicuro.
Mentre il suono stridente dei freni risveglia i miei pensieri riportandomi nel presente, nel qui e ora.
In una stazione che è arrivo per alcuni, partenza per altri, passaggio per molti.
E proseguo, silenziosamente, il mio viaggio nella vita.

Annunci
relazioni · vita

A volte ritornano

cuore

Se si parla di sparizioni non si può fare a meno di aprire un capitolo strettamente collegato: quello dei ritorni!

La mia amica E (sempre lei, la solita) ormai non ne può più dei suoi fantasmi del passato che ritornano ciclicamente sulla sua cronologia whatsapp.

Perchè, diciamolo, alla fine, in un modo o nell’altro, e con tempistica variabile da caso a caso, tornano sempre tutti. Ex fidanzati, ex amanti, ex trombamici, ex “frequentatori”, ex qualsiasi-cosa-che-sia-ex. Con una scusa, per uno scherzo del destino, con un “like” che funge da amo. Raramente con un’intenzione seria e concreta.

Questa credo sia una differenza fondamentale tra uomini e donne.

Noi magari ci distruggiamo, consumiamo pacchi interi di fazzoletti, sfracelliamo le ovaie alle nostre amiche fino allo sfinimento, disattiviamo l’account di Facebook, ingurgitiamo boccette intere di fiori di Bach, diamo fondo a barattoli di Nutella, ma poi ci passa.

Poi arriva il giorno fatidico. The “Sticazzi” day. Quello in cui il tornado è passato e al massimo ha sradicato due alberi. E noi siamo di nuovo pronte e pimpanti. E del tizio, a malapena ricordiamo il nome.

Loro no. Loro non si sa perché (cioè, in effetti si sa) devono tenere in piedi questa rete fitta di rapporti, questa ragnatela del “non si sa mai” dove tu potresti essere la prossima mosca, o una delle prossime.

Il problema è che quando uno di questi personaggi si ripropone ci fa lo stesso effetto di una peperonata fritta nell’olio vecchio di una settimana. Pesante. Indigesto Pro-emetico.

Non è il “No guarda, ho sofferto troppo non voglio darti un’altra possibilità”, è che proprio quando per noi una cosa è chiusa è chiusa.

E magari, di quella persona per cui ci siamo straziate, ora ci infastidisce persino la voce. Perché noi, quando le cose le facciamo, le facciamo bene.

Anche dimenticare.